Presunto assalto alla C.G.I.L. il processo termina il 17 novembre. Fiore querela i P.M. romani che condussero le indagini. Gli atti depositati alla Procura di Perugia dall’Avv. Trisciuoglio.

(ASI) La Procura capitolina aveva le prove che scagionavano Fiore e gli altri indagati e le ignorò deliberatamente richiedendo l’applicazione delle misure cautelari massime nei loro confronti.

Questo il pensiero di Roberto Fiore riguardo un processo mediatico e politico che si confida il Tribunale romano con la decisione finale rimetta sui binari del puro diritto.
 
Il corteo verso la C.G.I.L. come ebbero a scrivere otto funzionari della DIGOS - in ben tre annotazioni di servizio alle ore 04:00, alle ore 06:00 ed alle ore 10:00 del 10 ottobre 2021 quest’ultima nel mentre Fiore insieme agli altri indagati veniva tradotto in manette da Roma nel carcere di Poggioreale a Napoli - era stato regolarmente autorizzato e non costituiva eversione dell’ordine pubblico.
Perché la Procura ignorò quelle annotazioni che pure aveva agli atti del fascicolo delle indagini.
Ed ancora perché la Procura ignorò la presenza di un personaggio rimasto non identificato o, comunque, impossibile da identificare (sic!) che ebbe un ruolo fondamentale nelle fasi dell’accesso dei manifestanti all’interno della sede sindacale. Il soggetto ignoto (definito W1) è colui che “forza dall’interno il portone d’ingresso della sede sindacale e permette ai manifestanti di accedere all’interno della sede” … “sale al primo piano dove circa dieci minuti prima dell’ingresso dei manifestanti nel corridoio principale provenienti dalla sala segreteria dove avevano avuto accesso dalla finestra si accende una luce in una sede sindacale apparentemente vuota”... “si intrattiene a parlare con una sola persona che è un carabiniere dei nuclei speciali identificato come tale dal Dott. Berti ovvero colui che prese possesso della sede sindacale con i suoi uomini dopo che i manifestanti erano rimasti all’interno della stessa per meno di due minuti, come risulta dall’interrogatorio reso dallo stesso nel corso del giudizio”.
Tutto ciò risultava più che chiaramente dalla visione dei filmati delle telecamere interne della C.G.I.L.
Appare quantomeno anomalo che un personaggio che ha una rilevanza fondamentale nell’accesso dei manifestanti all’interno della sede sindacale non sia stato identificato da subito e giammai attenzionato dalle prime battute della fase di indagini, salvo poi più di diciotto mesi dopo essere dichiarato come “non identificabile”.
Ed ancora perché del tutto erroneamente ebbe a contestarsi al Fiore la recidiva allorquando si trattava di un già deputato europeo che non avrebbe potuto di certo candidarsi a tornate elettorali se non “incensurato”. Quella contestazione fu alla base dei rigetti delle istanze de libertate da parte del Fiore.
 
Roberto Fiore nell’imminenza dell’udienza di discussione che chiuderà il processo con le arringhe dei suoi difensori Taormina e Trisciuoglio, rompendo ogni indugio ha depositato questa mattina presso la Procura della Repubblica di Perugia la querela nei confronti dei P.M. romani che coordinarono l’inchiesta da cui ebbe origine il processo che si concluderà il diciassette novembre. Così in una nota l’Avv. Nicola Trisciuoglio.
 
 
 
 
 
 

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