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"Prendiamo atto dell'accordo sottoscritto tra UniCredit e sindacati, ma continuiamo a denunciare gli stipendi stratosferici dei banchieri italiani che nel 2009 sono aumentati del 25% a fronte di un calo dei profitti del 41%. Ciò rappresenta un insulto a lavoratori, azionisti e risparmiatori che, a causa di comportamenti fraudolenti nella gestione del credito e del risparmio, sono costretti a subire esuberi, crolli di quotazioni e costi dei conti correnti più alti del mondo". Elio Lannutti, Capogruppo Idv in Commissione Finanze al Senato, commenta così l'intesa siglata stamane tra l'istituto bancario e le associazioni di categoria.
"Migliaia di dipendenti - prosegue il senatore dipietrista - hanno rischiato il licenziamento in tronco, scongiurato grazie ad un accordo accettabile anche per il merito di agevolare nuove assunzioni. Ma negli ultimi due anni, anche a causa della pirateria finanziaria dei bankster e degli omessi controlli dei vigilanti, ben 13,4 milioni di persone nell'area Ocse hanno perso il lavoro. Di fronte a questa drammatica situazione, sono scandalosi i 40 milioni incassati da Profumo di Unicredit dopo una gestione disastrosa, i 37,5 milioni di Matteo Arpe per uscire da Capitalia o i 35 milioni elargiti a Corrado Passera quand'era a IntesaSanpaolo. I superbonus sono la vera e propria piaga di un sistema finanziario autoreferenziale, governato dagli oligarchi delle banche centrali come Trichet, che si complimenta con il governatore Draghi per aver strangolato famiglie ed imprese con elevatissimi costi dei conti correnti e condizioni capestro".
"Noi dell'Italia dei Valori - ha concluso Lannutti - chiediamo ai sindacati di vigilare, affinché le tasche dei bankster italiani non siano gonfiate spremendo i consumatori con l'aumento dei costi dei conti correnti già fin troppo alti, pari a 295,88 euro in Italia contro una media di 114 euro nei 27 Paesi europei. Ma non c'è molto da sperare fino a quando le banche terranno giuridicamente in ostaggio il Governatore con le quote di possesso di Bankitalia (Intesa San Paolo ed Unicredit hanno il 66% delle quote). Continueremo a batterci contro una scandalosa Bankitalia, che con gli omessi controlli strangola consumatori, famiglie, piccole e medie imprese".