(ASI) Le comunità indigene e i rappresentanti dei popoli indigeni argentini hanno chiesto davanti al Congresso Nazionale di Buenos Aires, nell’ambito della Giornata del rispetto della diversità culturale, di prorogare la Legge 26.160, sull’emergenza territoriale, che, tra l’altro, stabilisce il divieto di sfratto nelle terre che abitano.

Enrique Mamani, presidente dell'Organizzazione delle Comunità dei Popoli Indigeni (Orcopo),

ha sottolineato a proposito della legge che “le tre proroghe esistenti implicano che questa norma debba svolgere un’indagine sui popoli originari, per i quali occorre un bilancio, che non è ancora arrivato, quindi è senza dubbio una legge morta in questo momento”.

I manifestanti hanno anche chiesto l’approvazione di una legge comunitaria che permetta loro di ottenere titoli di proprietà sui loro territori e porre fine all’insicurezza giuridica in cui hanno vissuto fino ad ora.

Lo scorso 6 ottobre il Movimento delle Nazioni e dei popoli indigeni ha evidenziato in un comunicato la necessità che “il divieto di sfratto dei nostri popoli rimanga in vigore, e l’indagine in corso per trovare una giusta soluzione per coloro che abitano queste terre. Ci impegniamo a parlare in tutte le province con deputati e senatori della nazione”.

I manifestanti sono stati ricevuti dai deputati del partito Frente de Todos, in un incontro nel corso del quale la deputata Paula Penacca ha espresso l'impegno del suo movimento a risolvere la questione, sottolineando il rispetto del Governo per la memoria e l'identità di quelle comunità.

La legge 26.160 varata nel 2006 è stata prorogata già tre volte, l’ultima nel 2017 e che scade il 23 novembre; la norma sancisce una serie di diritti che danno luogo a centinaia di riconoscimenti territoriali legati al possesso e alla proprietà di territori tradizionalmente occupati da comunità indigene.

I dati forniti dall’Istituto Nazionale degli Affari Indigeni (Inai), rivelano che fino ad agosto di quest’anno, in Argentina sono presenti circa 1.760 comunità indigene, di cui 1.015 non hanno completato l’indagine territoriale.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia