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Cultura

San Nicola tra Egeo, Dodecaneso e Gargano

Di Cristiano Vignali 21 Agosto 2026 – 15:51 4 min di lettura

(ASI) Rodi Garganico (FG) - Seguire la devozione per San Nicola dalle isole dell’Egeo fino alle scogliere del Gargano vuol dire ripercorrere una delle rotte più battute del Mediterraneo antico. Non solo una rotta di commerci, ma, soprattutto una rotta di chi affidava la vita al mare aperto.

Ben prima del 1087 – l’anno della traslazione a Bari – San Nicola, vescovo di Myra, godeva già di una fama enorme nel mondo bizantino. Le comunità costiere, di fatto, gli avevano affidato compiti che per secoli erano stati di altri. Dei ed eroi del mondo classico.

Le radici greco - romane del culto del patrono del mare

Attorno a Nicola si incrociano almeno tre fili.

Il primo è Poseidone/ Nettuno. Il signore del mare, quello che i Greci chiamavano Soter e Asphaleios: il salvatore, quello che garantisce la rotta. Nelle agiografie più antiche, penso alla "Vita per Michaelem" del IX secolo, Nicola fa la stessa cosa: compare in piena tempesta, entra nella cabina e prende il timone. Cambia il nome, la scena è identica.

Il secondo sono i Dioscuri: Castore e Polluce. I marinai li riconoscevano nel bagliore elettrico sulle antenne durante le tempeste. Il nostro "fuoco di Sant’Elmo". Nelle storie di Nicola ritroviamo lo stesso schema: una figura luminosa che si posa sull’albero maestro e placa il vento.

Il terzo è più locale. A Myra la tradizione racconta dell’abbattimento di un albero sacro legato ad Artemide. Con quel gesto, a Nicola passa anche la tutela della vita quotidiana: famiglie, bambini, villaggi di pescatori.

Il passaggio obbligato nel Dodecaneso

Chi risaliva da Levante verso l’Italia doveva passare di qui.

A Rodi, all’ingresso del porto di Mandraki, i Cavalieri di San Giovanni – gli Ospitalieri – terminano nel 1467 la fortezza di San Nicola. Un luogo che era sacro da sempre: prima il faro, poi una cappella bizantina. Mettere un custode alla bocca del porto era consuetudine antica. Qui quel custode diventa Nicola.

Spostandosi a Kos e a Simi il discorso è lo stesso. Le cappelle di San Nicola stanno sui promontori più esposti, vicino agli scali. Veri fari spirituali per i maestri d’ascia e per chi prendeva il largo.

L’approdo adriatico: il Gargano

Superato Otranto, il Gargano era il primo massiccio che si vedeva. Qui il culto si è radicato ovunque.

Le Tremiti

Sull’isola di San Nicola sorge il complesso abbaziale di Santa Maria a Mare. L’arcipelago, che la tradizione antica chiamava Diomedee, era legato al mito di Diomede. Strabone ne parla come di un luogo di culto per i naviganti. Con il cristianesimo la funzione non scompare: cambia solo il titolare. E l’isola prende il nome del santo anatolico.

La laguna di Varano

Sulla sponda di Cagnano, l’antico priorato di San Nicola de Imbuti – o Imbutis – del XII secolo, dipendenza diretta delle Tremiti, offriva riparo alle barche in fuga dalle mareggiate e un appoggio per la pesca lagunare. Poco più a sud, l’abitato di Carpino, pur essendo nell’entroterra, gravitava sullo stesso bacino per le attività di pesca e commercio.

Gli speroni rocciosi

A Rodi Garganico la chiesa di San Nicola "di Mira" sta a picco sulle onde. Il campanile, per secoli, ha funzionato anche come punto di riferimento per i naviganti.

La risalita verso il santuario.

A Vico del Gargano la chiesa di San Nicola fuori le mura segnava il passaggio tra i boschi e le marine di San Menaio e Calenella. Più a sud, tra Siponto e Manfredonia, la presenza di Nicola sul porto vigilava sugli sbarchi di mercanti e pellegrini. Da qui partiva la salita verso "Monte Sant'Angelo". Nel rione Junno, la chiesa di San Nicolò chiudeva l’itinerario: l’Arcangelo in vetta per chi camminava, Nicola a valle per chi veniva dal mare.

Una memoria che non si interrompe

I pericoli, alla fine, sono rimasti gli stessi. Quello che è cambiato è solo il nome invocato.

Mettendo Nicola al posto di Poseidone, dei Dioscuri e di Diomede, le genti di mare non hanno inventato nulla di nuovo. Hanno solo conservato un bisogno molto antico: partire e tornare a riva. Il Medioevo garganico ha gestito questa eredità con un buonsenso pratico che ancora oggi si legge nella geografia delle nostre chiese.

Fonti e riferimenti critici

Fonti antiche e medievali:

Strabone, Geographica VI, 3, 9; Plinio, Naturalis Historia II, 101 e III, 151; Vita Sancti Nicolai per Michaelem Archimandritam, in G. Anrich, Hagios Nikolaos, Leipzig 1913-17, vol. I; Simeone Metafraste, Vita S. Nicolai, PG 116.

Studi: P. Brown, The Cult of the Saints, Chicago 1981; H. Maguire, The Icons of Their Bodies, Princeton 1996; A. Luttrell, The Hospitaller State on Rhodes, Variorum 1999; G. Otranto, _Per una storia dell’Italia tardoantica cristiana, Bari 2009 – saggi sul Gargano; G. Cioffari, San Nicola. Fonti e storia, Bari 1987.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

La mappa è prodotta dalla I.A. Gemini

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