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Cultura

L'orrore di Tito non ha mai fine. Scoperta in Dalmazia una fossa comune dove sono seppellite le vittime di una strage titina

Di Valentino Quintana 11 Marzo 2013 – 10:23 1 min di lettura

(ASI) Purtroppo, a quasi settant'anni di distanza, si continuano a scoprire tracce delle stragi della Jugoslavia di Tito. E' toccato alla Slovenia, e la sua storia è stata brillantemente raccontata in un'opera monumentale, che dovrebbe esser presente in molte biblioteche e librerie, quale “Slovenia 1941-1948-1952. Anche noi siamo morti per la Patria – Tudi mi smo umrli za domovino”. Si tratta del lavoro, delle indagini e dalle testimonianze raccolte dall’Associazione slovena per la Sistemazione dei Sepolcri tenuti nascosti durante il lavoro di mappatura dei “luoghi celati” dove trovarono orribile morte non solo ufficiali e sottoufficiali (presumibili prigionieri di guerra), ma anche famiglie intere di civili bollate come anticomuniste e, quindi, “traditori da liquidare”.

Ora, è toccato alla Dalmazia. Le ossa di 214 soldati tedeschi e croati, uccisi dai partigiani titini sono rimaste per quasi 68 anni in una fossa comune nell'Isoletta dalmata di Licignana, l'odierna Jakljan. L'isola è nell'arcipelago di Ragusa di Dalmazia. 214 prigionieri di guerra vennero giustiziati (senza processo) con colpi di pistola alla nuca nell’arco di una sola notte. “ gli isolani – scrive  il quotidiano di Trieste Il Piccolo – avevano udito gli spari, le urla di paura ed i gemiti di quegli sventurati “. E ancora: “sapevano in tanti, specie gli anziani, che in quel bellissimo angolo di terra emersa era stata perpetuata una strage, ma nessuno ha voluto raccontare nulla”.

Il velo di omertà è stato squarciato dall'associazione Hravtaksi Domobran (http://www.hrvatskidomobran.hr/). L'impegno profuso degli associati ha acconsentito alla riesumazione dei resti delle vittime. Un atto di pietà e giustizia per quei 214 uccisi e dimenticati.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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