(ASI) Ich und du (Io e te). Nell'opera più celebre di Max Buber si sottolinea l'impotanza del dialogo, "l'essere umano è per essenza dialogo".

In questo periodo di scontri, attentati e guerre, la relazione ed il dialogo con l'altro è l'unica strada, l'unico varco verso la comprensione degli altri, l'unica apertura per una speranza di pace.
Secondo il filosofo, chi si addentra nell'universo del dialogo assume un rischio considerevole, dal momento che la relazione io-tu esige un'apertura totale dell'io, esponendosi al rifiuto ed al rigetto.
Martin Huber, teologo e pedagogista austriaco, naturalizzato israeliano, lasciata la Germania, nel 1938 si trasferì a Gerusalemme. Qui cercò di ampliare il dibattito sui problemi del ritorno degli ebrei in Israele, soprattutto dando una svolta verso la pacifica convivenza con la popolazione araba. Quale membro del partito Yi'houd lavorò per un'intesa tra ebrei e arabi.
Finita la seconda guerra mondiale ricevette il premio Goethe, il premio Israele e il premio Erasmus. Martin Buber morì il 13 giugno 1965 nella propria abitazione a Gerusalemme.
Al congresso di Woodbrook, nel 1947, parla del cammino dell'uomo, diventerà poco dopo una piccola opera di 60 pagine di grande saggezza.
In questo libro Buber tratta dell'insegnamento del chassidiismo, grande movimento mistico religioso nato nella metà del 18º secolo in seno all'ebraismo, riporta episodi e detti di diversi Rabbi. Enzo Bianchi osserva che "non si tratta di un libretto edificante e pio ma di un'opera pedagogica che riguarda l'uomo e il suo cammino un eco del grande messaggio dell'ebraismo rivolto a tutti perché riguarda la condizione dell'uomo in genere".
Si racconta di un rabbi imprigionato ingiustamente al quale il capitano delle guardie pone un tranello: se Dio chiede ad Adamo "dove sei"(Genesi 3,9) allora Dio non è onnisciente.
Ma il rabbi riesce saggiamente a ribaltare in chiave personale il dilemma; in ogni tempo Dio interpella ogni uomo facendolo meditare su dove è nei giorni degli anni a lui assegnati e dove è nel mondo.
Adamo si nasconde per non assumersi la responsabilità della propria vita.
Il tema del cammino dell'uomo e del ritorno è molto caro alla concezione ebraica, "il ritorno significa qualcosa di molto più grande dal pentimento e dalla penitenza; significa che l'uomo si è smarrito nel caos dell'egoismo e trova, attraverso una virata di tutto il suo essere, un cammino verso Dio, cioè il cammino verso l'adempimento del compito particolare al quale Dio ha destinato proprio lui, quest'uomo particolare".
Nell'ultimo capitolo si svela la domanda posta da Dio, "ogni uomo si ritrova nel suo ambiente naturale, nella situazione che gli è toccata in sorte, in quello che gli capita giorno dopo giorno, in quello che la vita quotidiana gli richiede".
Dove abita Dio quindi? Proprio nel mio minuto quotidiano, in quello che mi è toccato di vivere secondo per secondo.
È un libro che parla al cuore di ogni uomo, in ogni tempo, in ogni situazione ed obbliga a fermarsi e a riflettere su quale momento della vita ci troviamo.
Romano Guardini, teologo e scrittore tedesco di origine italiana, nel 1923, in una lettera inviata Buber, così afferma a proposito dell'opera Ich und Du, "ho letto il suo volume per parecchio tempo, lo leggo con rispetto e ciò mi fa bene, forse riuscirò anche a dirle le mie obiezioni ma tutto sta sotto il segno del positivo".

Ilaria Delicati - Agenzia Stampa Italia