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(ASI) Julius Evola, in "Simboli della tradizione occidentale" edito da Arktos 1989, sostiene che vi sono riti e feste, esistenti ormai solo per stanca consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trascinato dalla vastità del mondo delle vette fin giù, verso le pianure.

  Tra tali riti vi sono le ricorrenze come il Natale ed il Nuovo Anno che rivestono oggi, più che altro, il carattere di una bonaria e consumistica festa familiare. Semplici scopi commerciali prendono posto al senso di partecipazione alla reciprocità ciclica tra Terra e Cielo. Contrariamente a quello che si pensa oggi, queste feste, sono ritrovabili già nella preistoria in molti popoli e con un ben diverso sfondo, incorporate da un significato cosmico e universale. I primissimi simboli che gli uomini dell'Era Glaciale incisero sulle ossa e sulle zanne dei mammut furono proprio le annotazioni dei cicli celesti. Richard Heinberg nel libro "I Riti del Solstizio", edito da Mediterranee, scrive: "Se i nostri più antichi e persistenti interessi sono anche i più profondi, ne consegue che uno dei bisogni più pressanti dell'essere umano è quello di osservare e seguire i ritmi della natura e del cosmo". I popoli antichi credevano che fosse pericoloso e quanto mai incosciente ignorare i cicli. Oggi, molto spesso, se non da chi è attento e non vuole lasciare nulla al caso, viene inavvertito il fatto che la data del Natale non è dovuta ad una particolare tradizione religiosa, come quella cristiana in occidente, ma è determinata, prima di tutto, da una situazione astronomica particolare: quella definita del Solstizio d'Inverno.  In due giorni dell'anno, uno verso la fine di dicembre e uno verso la fine di giugno, l'asse terrestre raggiunge il massimo grado di inclinazione rispetto al Sole. Quando il Polo Nord punta verso il Sole, nell'emisfero boreale viene la giornata più lunga e la notte più corta dell'anno. Questo è per loro, il Solstizio d'Estate. Invece, per gli abitanti dell'emisfero australe, è il Solstizio d'Inverno. Quando l’acqua fredda cade, si arrotonda in neve e si irrigidisce in ghiaccio è arrivato il tempo d’inverno e il nostro cammino si arresta per una attimo alla porta sacra del Solstizio: qui siamo posti, dunque, innanzi all’oscuramento del Principio solare nel mondo. Per l'uomo della Tradizione ogni evento cosmico è simbolo spirituale che produce conseguenze nell'altezza della mente e del corpo. In "Le porte di Luce", edito da Synthesis, il Solstizio d'Inverno viene descritto come l'inizio esoterico dell'anno, quando si depone un "seme" sotto terra, un'idea, un progetto e si esprime un proposito da  attuare nell'arco dell'anno. All'Equinozio di Primavera, se lo abbiamo  protetto e nutrito bene, uscirà dalla terra e apparirà alla luce del sole. Dal punto di vista esoterico, vale a dire dal punto di vista che custodisce all’interno del microcosmo umano un riflesso e una scintilla di luce del macrocosmo divino, il Solstizio è celebrato come l’annuncio del rinnovamento esteriore ed interiore della Natura e dell’Uomo. L’anima insorge quando la luce del Sole non da più supporto alla forza del corpo e non nutre le sottili spire dell’anima ed è proprio allora che ogni uomo dovrebbe concentrarsi su ciò che deve compiere, sugli anagrammi della vita che deve sciogliere, su quello che può trasformare dentro di sè e nel ristretto ambiente in cui vive e su ciò che può imparare dagli altri. Meditare per realizzare. Il Solstizio d'Inverno è il nuovo inizio, l'avvio del ciclo. E' il momento più propizio, dunque, per "piantare" nella nostra mente e nel nostro cuore il "seme", per formulare fermamente quel proposito che determinerà la qualità del prossimo anno allontanando dal nostro animo il rancore, la paura e le invidie che ci bloccano all’ombra della luce. Ritrovare i significati di queste antiche feste rituali, potrebbe rivelarsi utile anche per riallacciare i nostri legami con la natura. Un legame che è arrivato ad un punto di rottura dovuto all'inquinamento dell'aria e dell'acqua, dall'estinzione di specie animali e dalla incessante deforestazione. Questo, è anche il momento più adatto per porci qualche domanda sul nostro futuro. Un futuro dettato soltanto dalla continua e illimitata crescita economica, dalla continua diffusione di "civilizzazione" e dal continuo proliferarsi della tecnologia.