×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 113

 


(ASI) - Federico Aldrovandi, di Ferrara, diciotto anni, il 25 Settembre del 2005 fu ucciso durante un controllo di Polizia. Nonostante le registrazioni delle chiamate tra la pattuglia e la centrale che riportano testualmente: “L’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto”, e i manganelli delle stesse pattuglie intervenute sul posto che figuravano spezzati a metà, quattro poliziotti sono stati condannati per eccesso colposo nell’omicidio colposo a tre anni e sei mesi il 6 Luglio del 2009.Altri tre loro colleghi sono stati condannati per il depistaggio delle indagini - per un quarto il processo è ancora in corso -. Ora, lo Stato, ha riconosciuto un risarcimento di quasi due milioni di euro alla famiglia di Federico Aldovrandi in cambio di non costituirsi parte civile nei procedimenti ancora in atto.                             
Nel sito www.federicoaldrovandi.blog.kataweb.it aperto nel gennaio 2006 dai genitori di Federico che sin dall’inizio non credevano nella versione fornita dalla Polizia la mamma scrive: “Questo è un passo importante, almeno così pensavo. Mi sono chiesta tante volte se accettare significava vendere mio figlio. Ma purtroppo Federico non me lo potrà restituire nessuno e io non ho nemmeno più la forza di odiare. Mi piace pensare che questo sia un gesto riparatore dello stato e delle istituzioni nei confronti miei e della mia famiglia. Doveroso e significativo”. E ancora: “L’unica soddisfazione è quella di avere restituito la verità sulla sua morte e sulla sua memoria. Ma nessuno purtroppo pagherà per ciò che ci hanno fatto perché questa è l’Italia”. Uno dei legali della famiglia Aldovrandi, l’Avv. Fabio Anselmo, ha dichiarato: “Sono soddisfatto dal punto di vista professionale, si tratta di una ammissione di responsabilità di indubbia valenza ma anche dispiaciuto dal punto di vista umano, avrei voluto essere in appello. Però capisco la fatica della famiglia per tutta questa battaglia”. Due milioni di euro che, appunto, non ripagano una vita di un ragazzo morto a 18 anni senza un perché.