(ASI) – Per la storia rossonera il giorno 13 Aprile 2017 passerà negli annali come la data che ha segnato lo storico passaggio dalla proprietà Silvio Berlusconi al neo timoniere cinese Yonghong Li. Berlusconi consegna il testimone dopo aver conseguito trofei a iosa sia in campo nazionale che internazionale, insignito del merito di esser divenuto il presidente più vincente della storia del calcio dall’alto delle 29 coppe messe in cascina (ultima delle quali lo scorso Dicembre in quel di Doha nella SuperCoppa Italiana al cospetto della Juventus).

Dopo svariati rinvii e caparre varie si concretizza pertanto la cessione del colosso milanista, per un affare che si aggira intorno ai 700 milioni di Euro. Decisivo per il tanto decantato “closing” è stato l’intervento del fondo Britannico Elliot, che di fatto ha finanziato per più di 300 milioni l’ultima tranche dell’operazione coordinata dal “misterioso” Li. Ma qual è la reale consistenza del nuovo Milan targato made in China? Può un uomo misconosciuto nel continente asiatico e dal capitale personale di 600 milioni di Euro rimpinguare sensibilmente le casse del diavolo riconsegnando contestualmente ai propri tifosi il blasone che gli compete? Giù i veli, finalmente, in modo da dare una risposta sostanziale ai tanti quesiti che preoccupano sensibilmente i cuori dei supporters rossoneri. Nel frattempo si congeda Berlusconi ed il suo fidato A.D. Adriano Galliani (che verrà sostituito nella prestigiosa carica dall’italiano Marco Fassone), lasciando spazio ai ricordi ed alla nostalgia per un calcio, quello nazionale, che si sta facendo amaramente fagocitare dal sempre più crescente “impero della muraglia”. Niente e nessuno, tuttavia, potrà togliere ai sopracitati quello che è stato e che si spera nuovamente sarà...ma di strada da percorrere e di dubbi da fugare ce ne sono in quantità industriale. Si passa così in modo epocale dalla cronaca alla storia mentre la storia, alla cronaca, consegnerà il primo derby a tinte cinesi per sabato alle ore 12,30 nel gremito stadio di San Siro in Milano. Come sempre, ai posteri l’ardua sentenza....

Simone Angelini – Agenzia Stampa Italia

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