(ASI) Perugia. Il pubblico dopo l’esecuzione di Hancock e Shorter diminuisce, ma per quello che resta la indicazione è chiara: desidera alleggerirsi e richiede musica semplice, più immediata e forse più banale, sicuramente più attinente ad un ambito jazz di stampo convenzionale. Genere completamente diverso è quindi quello di MONTY ALEXANDER ed i suoi HARLEM KINGSTON EXPRESS (Monty Alexander - band leader e piano,  Hassan Shakur - basso acustico, Obed Calvaire – batteria, Andy Bassford – chitarra, Leon Duncan basso elettrico, Karl Wright – percussioni e batteria).

Nato nel 1944 in Giamaica, con oltre cinquant’anni di carriera alle spalle, avendo iniziato a suonare il piano a 6 anni e circa sessanta lavori a suo nome, Monty Alexander nel 1961 si trasferisce negli Stati Uniti, dando inizio ad una ricerca musicale che lo ha portato alla fusione di diversi mondi musicali: il jazz statunitense, la musica popolare e il reggae della sua nazione d’origine, creando un combo musicale originale e apprezzato da un pubblico molto eterogeneo. Numerosissime, eclettiche e di livello le sue collaborazioni: Dizzy Gillepsie  Sonny Rollins, Frank Sinatra, Tony Bennett, Bobby McFerrin, fino alla colonna sonora di “Bird”, il capolavoro di Clint Eastwood dedicato a Charlie Parker. In Harlem Kingston Express vol. 2: The River Rolls On in uscita nel 2014 celebra il suo settantesimo compleanno e fonde le sue due culture di ispirazione, la musica giamaicana e il jazz americano: un superbo lavoro che rappresenta al meglio la storia artistica di Alexander. Espone nel corso del presente concerto una timbrica propria per una musica molto attuale e coinvolgente caratterizzata da un peculiare apporto ritmico, in cui il gusto per i bassi marcati è appunto rafforzato dalle percussioni. La loro musica è ironica e di impostazione sostanzialmente tradizionale con rimandi alle sonorità giamaicane e vagamente etniche ben fuse nel jazz della tradizione. È un jazz fresco in cui chiare e dilettevoli sono le linee melodiche e le melodie (The Pink Panter di Henry Mancini, Another One Bites the Dust dei Queen e in chiusura Odio l’estate di Bruno Martino)portate avanti soprattutto dal pianista che, per dare una idea,  talvolta rimanda alle modalità espressive di Petruccianì. Si segnalano un bell’asolo del contrabbassista e delle batterie ed un pianismo molto buono, di buona impostazione e che senza eccessi ottiene un timbro molto piacevole e morbidi. Interessante la composizione originale dedicata all’uragano. Un ottimo ascolto con piacevolissime riprese ritmiche e impasti timbrici, graditissimo dal pubblico.    

Giuseppe Marino Nardelli – Agenzia Stampa Italia

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