(ASI) Nonostante i 16°C di temperatura di un clima infausto, lunedì 14 luglio sera all’arena Santa Giuliana di Perugia,  il pubblico c’era. 

Da subito i ritmi e le melodie sono improntate alla musica brasiliana mista a swing e Jazz “classico”, per un risultato che porta ad una atmosfera più da locale che da concert hall. Grande padronanza del complesso, omogeneo ed organico, indice di ottima professionalità di tutti i musicisti indistintamente (chitarra acustica, contrabbasso, batteria) e di un loro grande affiatamento.

Pur senza particolari picchi emerge una musica molto immediata, semplice, facilmente raggiungibile, senza sperimentalità ma molto piacevole, ammiccante, orecchiabile e improntata alla melodia tradizionale in cui musica (nel senso di ritmi e melodie) brasiliana e Jazz tendono a fondersi o comunque ad alternarsi. Non si tratta di un esperimento ma piuttosto di una ibridazione di una contaminazione. Il pubblico è rimasto coinvolto dalla esibizione di Eliane Elias Quartet anche grazie alla trasparente maturità,  professionalità e ripeto affiatamento dei musicisti. Bello il suono del pianoforte “solido” e contenuto, piacevole la voce che senza eccessi riesce ad essere coinvolgente (Eliane Elias - piano, vocals). Azzeccate le sonorità e i timbri tra chitarra e pianoforte, cosa non scontata, merito di una ottima chitarra acustica (Graham Dechter). Grande la batteria di (Rafael Barata) che non ha bisogno di eccedere per fare capire la sua professionalità e bravura; di scuola il contrabbassista (Marc Johnson) che suona da 27 con la group leader e vanta collaborazioni illustri. Nel corso del primo tempo sono i rientri al Jazz dalla musica brasiliana ad essere forse i momenti più belli  e più stimolanti, che strappano gli applausi. Ottima la ritmica. Il secondo tempo prosegue sulla linea della fusion tra musica jazz e musica brasiliana con una formazione singolare: quella tra il noto pianista Stefano Bollani ed il Bandolim di Hamilton de Holanda, già ospiti di Umbria Jazz. Poi dei due con la clarinettista jazz israeliana Anat Cohen. Il “progetto” di Bollani con De Holanda nasce nel 2011 per la comune passione per la musica brasiliana, mentre il trio è una formazione estemporanea della presente edizione.

L’esordio tra Bollani e De Holanda è delicatissimo, in cui il volume del piano avvolge gli spettatori per diversi minuti. Ottimo è poi l’equilibrio tra pianoforte e Bandolim, in cui il pianoforte non sovrasta mai l’altro strumento a corde mentre i timbri dei due strumenti si mescolano e si amalgamano perfettamente nello svilupparsi delle sonorità brasiliane. La musica è caratterizzata da una forte ritmicità. Tutto è impostato sulla musica brasiliana che si appoggiata su una intelaiatura jazz. L’impostazione è totalmente melodica e il concerto si snoda in un arabesco, in un merletto delicato e di buon gusto tra i due musicisti. È stata presentata una musica molto fiorita, a volte barocca, molto orecchiabile ed immediata con forte esaltazione della brasilianità. Come standard canzoni della tradizione brasiliana ed italiana, piaciute sicuramente e apprezzate  ma attenzione il rischio è stato di scadere in un piano bar di qualità piuttosto che in un concerto jazz vero e proprio. In definitiva con questo concerto si riscopre un pezzo della tradizione italiana di fine Ottocento e primo Novecento: quella del mandolinismo che nei salotti borghesi italiani era già accompagnato dal pianoforte e strumenti a fiato.

Pur restando  brasiliana la musica eseguita dal trio, con la Cohen, essa assume una maggiore  impronta jazzistica. I tre musicisti eseguono in modo molto equilibrato e da essi emerge una perfetta fusione, in tutti i sensi: affiatamento, scelta timbrica, alternanza delle voci, loro rincorrersi e “rispondersi”. Insomma un pregevole equilibrio in cui spicca la clarinettista jazz, grazie ad ottimi suoni di trazione jazz, reminiscenze etniche e zigane, vibrati da Jazz Club e sfumati indici di buon gusto e buona tecnica. Un impasto sonoro ottimo per una sorta di sperimentazione o meglio riscoperta linguistica abbracciante più ambiti (strumentali, sonori, timbrici, di genere) realizzata con raffinatezza. Concerto molto applaudito.

Giuseppe Marino Nardelli   - Agenzia Stampa Italia

Foto: Matteo Marzella

Umbria Jazz. Elian Elias/ Stafano Bollani /Hamilton De Holanda - La Galleria Fotografica