(ASI) Con fare sornione e intrigante mi dice: “guarda che stanotte ti leggo!” ed io: “fai pure, sari la prima degli oltre cinquemila lettori giornalieri che ci frequentano”; ma tra me e me nutro perplessità dal momento che il mio interlocutore non era stato al concerto e che male avrebbe potuto immaginare le sensazioni dello stage di apertura, solo basandosi sulle seguenti poche righe.

 

Righe e pensieri riflettute mentre, assaporando un perfetto Mojito all’American bar del Brufani,  si respira l’aria di Umbria Jazz 2013. Siedi vicino a grandi maestri come Sellani che è da poco rientrato dal suo spettacolo; a pochi passi, uno o due tavoli più in là Renzo Arbore e poi una sequela di giornalisti blasonati e famosi, quelli delle grandi testate per intenderci. Di sfuggita il Patron della manifestazione e poi molti altri artisti che si riposano dopo le esecuzioni serali. Un momento magico, arricchito da uno spirito particolare, quello della celebrazione dei Quaranta anni di UJ.

Ma parliamo del concerto, quello di apertura, tenutosi questa sera venerdi 5 luglio da Diana Krall a partire dalle 21:30 all’Arena Santa Giuliana. Figura dalla grande padronanza scenica, in grado di infondere sicurezza e senso di autonomia. Responsabile di una curiosa scelta nel tipo di pianoforte e accompagnata da una orchestra tutta bravissima e raffinatissima. Il concerto esordisce attraverso una voce molto tradizionale,  per certi aspetti e a ben ascoltare raffinata. Buono il pianismo che resta di carattere leggero per tutto il concerto, salvo alcune armonie particolari e molto opportune. Ottima per tutte le esecuzioni la orchestrazione, l’arrangiamento generale di tutti i brani. Un arrangiamento veramente elegante e ricercato, che ha portato grande senso di professionalità e recato ottime sensazioni musicali, facendo assistere a bei panorami sonori. Lei canta garantendo sempre un ottimo fraseggio dei testi, tutti in inglese, che sonosempre chiari e ben scanditi. L’esordio è con un brano proveniente dagli anni Venti, romanticissimo, eseguito fluidamente che proietta in una New York tipica dei film di Woody Allen, e sul cui sottofondo esegue una eccellente chitarra. Si prosegue con Everything is made of love. Il concerto attinge a più tradizioni musicali, come lo Swing, il Jazz tradizionale, il Blues, la musica Country. È forse proprio negli spunti della Country, data la natura canadese dell’artista, che la sua anima migliore e più genuina emerge, anche se ciò accade senza eccessi e in modo molto ben contenuto. La sensazione è dunque proprio quella dei locali vissuti per lavoro in Canada dove il giovedì sera si andava a sperperare buona parte della paga settimanale. Poi d’un tratto il concerto volge di stile con Temptation di Tom Waits in cui emerge un violino che ci rimanda ad una gloriosa epoca vissuta da questo strumento nella musica jazz delle origini anche italiano, quando ad esempio eseguivano a Forte dei Marmi o a Viareggio le prime jazz band italiane tra cui la Mariottini’s band in cui si esibiva il violinista prof. Marino Nardelli. Nel complesso quindi si segnalano sound e sensazioni molto gradevoli. Un ottima reinterpretazione  moderna di brani spesso antichi e storici, ma assolutamente non scontati. Un concerto che è proceduto sempre tra ricercatezza, eleganza, pacatezza  e forse una eccessiva semplicità. Poi una canzone della famosissima canadese  Joni Mitchell  eseguita in modo assolutamente commovente, sussurrato, assorto. Compaiono tuttavia delle strane sensazioni di fatica esecutiva della cantante (forse dovute ad eccessiva rigidità nella esecuzione pianistica o alla gestione del diaframma?) che verso il termine del concerto svaniscono per lasciare spazio ad un timbro dotato di poche sfumature ma che a ben sentire ha una personalità netta, propria e ben distinguibile. Sono stati proposti un brano di Fats (Thomas)  Waller , una gradevole On the sunny side of the street e Just you just me come omaggio a Nat King Cole ed un finale di Bob Dylan. Per concludere quindi  un concerto variegato ma organico, dal programma bello e affascinante, per certi aspetti intenso, molto gradevole e soprattutto, come detto, caratterizzato da una orchestrazione e una gestione degli arrangiamenti  molto buoni. Una esecuzione che richiedeva attenzione, cultura e capacità di andare “oltre le righe” del banale ascolto.

Giuseppe Nardelli – Agenzia Stampa Italia