Logo AMSIMED ad alta definezione copy copy copy copy copy copy copyFoad Aodi: "Siamo al corrente solo del 30-35% delle morti che avvengono nel viaggio della speranza. No all'equazione immigrazione = terrorismo"


(ASI) Roma  - Arriva oggi dalla stampa la notizia degli oltre 90 migranti morti a largo della Libia. Stando a quanto riportato da Olivia Headon, portavoce dell'Oim, l'Organizzazione internazionale sui migranti, il numero delle vittime è ancora incerto: 8 dei cadaveri rinvenuti sulle coste della Libia sarebbero pakistani, 2 libici.
L'Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) commenta attraverso la voce del suo Presidente, prof. Foad Aodi, che parla anche per le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e della Confederazione Internazionale Unione Medica Euromediterranea, delle quali è fondatore: "Non ci sono più parole per commentare la catena di morte nel Mediterraneo. Quello che ci auguriamo - prosegue - come medici di origine straniera, ma ancora prima, come cittadini Europei che hanno rispetto per la vita, è che i Governo italiani e internazionali lavorino su due fronti per incrementare i servizi socio sanitari su ambo le Sponde. Sollecitiamo l'urgenza di una legge Europea per regolare l'immigrazione, che trascenda i personalismi, i colori e i partiti specialmente in questa campagna elettorale in Italia. Urge una legge salvavita. Le sole armai che abbiamo "in mano" per contrastare l'immigrazione irregolare sono la prevenzione e l'unione, senza fare allarmismo e senza divulgare notizie infondate su terrorismo e immigrazione. Siamo al corrente solo del 30-35% dei decessi nel Mediterraneo; dei molti che muoiono a inizio del viaggio o prima di intraprenderlo, in Libia, e che sono sottoposti a torture e violenze, non abbiamo alcuna notizia. Amsi e Umem invitano a una maggiore cooperazione per contrastare il dramma comune dell'immigrazione irregolare contro la violenza sulle donne è la scomparsa dei minori non accompagnati (oltre 20 mila nell'ultimo anno)". Conclude.

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