racana(ASI) Per le interviste speciali di Agenzia Stampa Italia, abbiamo intervistato il Dott. Leonardo Racana, Amministratore Unico di LM & Partners SRLS.

Da Italia ‘90 non si rinnovano gli stadi, c’è necessità di farlo? è un’opportunità o si devono fare anche per una questione di sicurezza? Oggi la questione stadio è un’attività che può aiutare l’economia di una società?

Per quanto riguarda la questione degli stadi in Italia, effettivamente gli stadi vanno messi a norma e vanno resi più sicuri oltre che più confortevoli. Se si analizzano i fatti di altre nazioni e di altre leghe come soprattutto in Inghilterra ci sono sicuramente più persone che partecipano agli eventi sportivi andando allo stadio, questo sia in Inghilterra che in Germania, in Spagna e anche nella stessa Francia. C’è però da fare una precisazione, il problema degli stadi è un problema che riguarda tutte le società dalla Serie A alla Lega Pro e tutti questi stadi andrebbero messi a norma, ovviamente ci sono dei club soprattutto in serie A, come la Juventus, l’Inter che hanno una struttura finanziaria e che possono permettersi di avere uno stadio di proprietà o comunque di acquisire degli stadi comunali di ristrutturarli e di mettere dei servizi accessori, ci sono invece altri club, come la maggior parte, che secondo me forse non hanno la forza necessaria per poter acquisire degli stadi e ristrutturarli. Ecco perché ogni situazione è una situazione a se; è una situazione che andrebbe però analizzata e ponderata nei minimi dettagli, perché non sempre gestire uno stadio può essere motivo di più ricavi e quindi di più utili.

Lo stadio di proprietà della Juventus e il futuro stadio della Roma oltre al contenitore ludico ha numerose possibilità di costruire e di guadagnare attraverso le attività parallele che possono contribuire a sanare i bilanci delle società?

La questione stadio non va presa come una panagea, spesso si prende come una panagea che guarisce tutti i mali, risolvendo i problemi economici di tutti i club; io credo che non sia così. Innanzi tutto, partiamo dal fatto che gli stadi possono essere una fonte di guadagno accessoria per i club ma questo non significa che basta per pareggiare i bilanci, per pareggiare i bilanci ci vogliono anche altre situazioni.

Ci sono invece due situazioni da analizzare:

La prima è l’affluenza del pubblico negli spazi, se si analizza l’affluenza negli stadi di proprietà in Italia (Juventus, Sassuolo, Udinese), in percentuale le persone che vanno allo stadio non sono di più rispetto agli altri supporters delle squadre che non hanno lo stadio di proprietà, quindi ancora almeno nel breve termine il risultato di avere più supporters in Italia non c’è.

Per quanto riguarda invece i ricavi commerciali ovviamente diventano importanti a secondo di quanti più servizi si riescono a mettere nello stadio o nell’area di pertinenza dello stadio. E’ ovvio che però mentre allo Juventus Stadium c’è un commerciale; io dubito che un piccolo Club di Lega Pro o Serie B può aggiungere ad uno stadio un centro commerciale, magari un piccolo club può aggiungere un ristorante, una palestra, una piscina o una Club House che non può portare certamente qui ricavi che si può permettere un grande club.

E’ notizia che lo Juventus Stadium cambierà nome in Allianz Stadium, perché questa trasformazione?

Innanzitutto, ormai sponsorizzare lo stadio è una prassi, è un’ottima opportunità di ricavi. La Juventus cambia ma in realtà non cambia la Juventus perché la società ha dato in gestione tutti i servizi inerenti alla pubblicità ad una società francese, quindi per la Juventus se lo stadio si chiama Allianz non ha un cambiamento di introiti perché gli introiti sono stati già quantificati e determinati quando la pubblicità è stata data in concessione a questa società.

Nel contratto, mi sembra, che le uniche clausole per il nome dello stadio sono che non può portare il nome di una casa automobilistica diversa dalla FIAT e che non può avere un nome diverso dallo sponsor tecnico che ha la Juventus sulla maglia, dopodiché non decide la Juventus quale nome deve avere lo stadio ma la società concessionaria della pubblicità dello stadio.

In ogni caso la Juventus non avrà nessun cambiamento di introiti visto che gli introiti sono stati decisi due anni fa quando è stato dato in appalto.

Un’altra questione attualissima sono i diritti TV, che cosa comporta questa grande fetta di trasferimenti alle società? e cosa comporterebbe una riduzione di questi, anche in virtù del fatto che da quest’anno entrano in vigore i 2400000 che devono essere destinati alla ristrutturazione dello stadio, alla primavera e alla squadra femminile? Quanto è importante gestire bene questi fondi evitando di non essere elargiti e quindi mettendo in grave difficoltà le società e tenendo anche in considerazione che in Italia ci sono meno spettatori rispetto a Inghilterra, la Spagna e la Germania?.

L’Italia soprattutto la Serie A ma anche la Serie B e la Lega Pro, ha per quanto riguarda i ricavi una situazione non equilibrata, nel senso che la maggior parte dei ricavi sono dovuti ai diritti televisivi mentre se si analizzano i ricavi degli club , in Inghilterra in Germania e in spagna c’è più equilibrio, quindi ci sono i diritti televisivi, gli introiti commerciali e ci sono gli introiti dalle manifestazioni che in percentuale sono equilibrati, mentre in Italia quando si analizzano i ricavi si evince che i ricavi più importanti derivano proprio dai diritti televisivi, è ovvio che se questi vengono ad essere meno, incideranno sui ricavi di tutti i club.

Per quanto riguarda la serie B invece la questione è complessa , non andranno ad incidere in maniera diretta, in quanto i ricavi televisivi sono stati già definiti con l’accordo con Sky, poi c’è anche quella che viene chiamata la mutualità ovvero il 10% dei ricavi della serie A va suddiviso tra Serie B, Lega Pro e Lega Dilettanti. Da quest’anno c’è stata la riforma della modalità ovvero mentre prima questi soldi in parte dovevano essere destinati alla ristrutturazione degli stadi e ai settori giovanili parte alla gestione corrente, tutto deve essere destinato tutto alla ristrutturazione degli stadi, ai settori giovanili o alla squadra femminile e questi ricavi non possono far parte della gestione ordinaria e quindi non possono ad esempio pagare gli stipendi ma solo a fronte di spese sostenute per queste attività. Quindi cambierà poco per la serie B mentre cambierà molto per la Serie A.

Per far capire ai nostri lettori, quanto una squadra di serie B riceve dai diritti televisivi e dalla mutualità? e quanto una squadra di serie A ?

Per quanto riguarda la Serie A la suddivisione dei diritti televisivi è in percentuale, c’è una quota che è uguale di tutti che è il 40% che poi viene suddivisa a seconda di tanti altri aspetti, quindi per numero di supporters per i residenti in città ma comunque per dare un ordine d’idea si va dai 100 milioni di euro circa che riceve la Juve fino ai 23-24 milioni di euro che può ricevere una squadra come il Crotone o il Pescara.

Per quanto riguarda la serie B la questione è diversa in quanto per Sky le squadre ricevano circa 1 milione a testa poi però c’è la mutualità che è parte dei diritti televisivi derivanti dall’accordo con la Serie A e poi ogni club può fare degli accordi a parte, quindi diciamo che in media una squadra in Serie B può arrivare dai 4 milioni ai 6 milioni dagli introiti dei diritti TV.

E’ importante affrontare anche la questione relativa al paracadute che prevede il finanziamento elargito dalle squadre che retrocedono dalla Serie A alla Serie B. Questo sistema incide sull’andamento del campionato? Quanto ricevono le squadre retrocesse? Qual è il metodo di ripartizione?

Secondo Lei questa forma di finanziare il demerito è incentivante o perlomeno altera gli equilibri del campionato successivo?

La forma del paracadute, come credo, è stata pensata perché quando una Società retrocede dalla Serie A alla Serie B ha dei costi d’esercizio completamente diversi, Lei consideri in media che le squadre che non retrocedono subito dalla Serie A hanno un costo di produzione intorno ai 60 milioni. Ora succede che molto spesso queste squadre che retrocedono si trovano con dei contratti e con dei costi di produzione importanti, e quando si arriva in serie b quello che cambia sono i diritti televisivi, quindi si passa da una media 50 milioni a 6 milioni, quindi senza il paracadute una squadra che retrocede si trova in difficoltà ma in una situazione disastrosa. Quindi quello che a volte si pensa ovvero che retrocedere è conveniente, ma non è proprio vero. Quindi è questo è il motivo che permette e dare la possibilità a chi retrocede di avere i conti più o meno in ordine.E’ ovvio che però il valore della rosa di chi retrocede è più importante delle squadre che militano abitualmente in serie B.

Essendo il calcio un’impresa, si deve valutare il rischio? quando si fanno dei contratti si devono fare in base alle entrate, bisogna sicuramente essere avveduti facendo un bilancio in base alle entrate certe che si hanno, altrimenti si crea un sistema che Lei ha evidenziato con un surplus di giocatori che non trovano la possibilità di giocare ma che fanno parte della rosa.

Io penso che nella situazione attuale il calcio si trova in una situazione ibrida in quanto mentre in passato si faceva riferimento al mecenatismo, quindi era chiaro che lo sport e il calcio era una questione che viveva sui contributi volontari della proprietà ed era così poi c’è stata un’evoluzione a partite dalla normativa stessa mentre prima le società erano delle srl e della spa che comunque non avrebbero dovuto avere dei fini di lucro adesso sono diventate delle vere attività commerciali quindi a livello normativo si sono strutturate come attività imprenditoriali pero di fatti non lo sono perché la maggior parte di questi club professionistici hanno delle perdite importanti che poi vengono ripianate dalla società.

Per quanto riguarda il numero dei calciatori, è vero, Le do un dato nei professionisti abbiamo 3000 calciatori le squadre professionistiche in Italia sono 100 quindi dividendo 3000 diviso 100 abbiamo una media di 30 calciatori per ogni club, consideri che in media una rosa ben fatta è composta da 24 calciatori, quindi abbiamo un’offerta che è superiore alla domanda questo comporta inevitabilmente una riduzione dei salari dei calciatori, perché spesso quando si parla dei Top Player è ovvio che hanno dei contratti importanti dimenticando che in Lega Pro e anche in Serie B e anche in Serie A ci sono alcuni calciatori che giocano con il minimo contrattuale di 1500€ al mese e non solo con il rischio che l’anno successivo non gli venga rinnovato il contratto.

Per quanto riguarda il rischio d’impresa, sono d’accordo con Lei però stando alla situazione attuale sembrerebbe che il sistema calcio non segue le regole dell’economia aziendale o fa fatica a seguire le regole dell’economia in sé.

Per concludere, qual è in Serie A l’esempio più virtuoso? e quale in Serie B? Inoltre se dovessero essere ridotti i diritti TV, chi ne andrebbe ad essere penalizzata è la Lega Pro che già si trova in difficoltà e quindi provocherebbe una rivoluzione del sistema calcio in generale?

In Serie A è difficile vedere dei bilanci chiusi con utile e quindi con un reddito positivo e quando questo succede non succede mai a causa di una gestione ordinaria ma avviene per una plusvalenza dei calciatori quindi per cessione di calciatori. Diciamo che il Napoli ha una buona gestione come la Juventus e la stessa Lazio hanno più o meno degli equilibrio.

Per quanto riguarda la Serie B, il Perugia ha una buona gestione e anche altri club sono abbastanza virtuosi, tenga presente però che una buona gestione nel calcio non significa avere degli equilibri finanziari che riguardano le regole dell’economia ma significa che spesso vanno meglio degli altri.

Per quanto riguarda la riforma della mutualità sarà importante per la Lega Pro lo diceva lo stesso Gravina in un’intervista ma sarà importantissima anche per la Serie B perché i club in Serie B avranno meno ricavi per la gestione ordinaria per circa 1800000 mentre la Lega Pro avrà meno ricavi per circa 400000 consideri che queste somme in una situazione dove si ha già la difficoltà a pareggiare i bilanci o dove si chiude in perdita non farà altro che aggravare la perdita non farà altro che aggravare questa perdita e questo reddito negativo da parte delle società.

I latini direbbero "cui prodest” chiudere i bilanci non sempre in maniera positiva ma bisognerà ripianare sempre il debito. Cui prodest ? perdere il valore di un’azienda?

Lei mi chiede a chi giova, non ho la risposta, questo è un sistema particolare, diciamo anche che comunque tutti i settori industriali e commerciali hanno una loro particolarità, una loro specificità. Il calcio forse ne ha qualcuno in più con una specificità molto più marcata. A chi giova? Un sistema che chiude in perdita non giova a nessuno non giova agli spettatori non giova a chi finanzia queste società non giova ai calciatori, un sistema sano con degli equilibri finanziari secondo me gioverebbe a tutti.

Ringraziamo per questo focus sullo sport e sulla gestione degli sport il Dott. Leonardo Racana Amministratore Unico di LM & Partners SRLS.

Edoardo Desiderio -  Agenzia Stampa Italia

Agenzia Stampa Italia: Giornale A.S.I. - Supplemento Quotidiano di "TifoGrifo" Registrazione N° 33/2002 Albo dei Periodici del Tribunale di Perugia 24/9/2002 autorizzato il 30/7/2009 - Iscrizione Registro Operatori della Comunicazione N° 21374 - Partita IVA: 03125390546 - Iscritta al registro delle imprese di Perugia C.C.I.A.A. Nr. Rea PG 273151
Realizzazione sito web Eptaweb - Copyright © 2010-2016 www.agenziastampaitalia.it. Tutti i diritti sono riservati.