(ASI) Prima di entrare nel merito della questione sia chiaro un principio-cardine della nostra Costituzione: la Democrazia è tale quando i saggi principi a cui si ispira sono affermati e messi in pratica.

Altrimenti, quello che noi consideriamo il sistema politico più giusto al mondo rischia di trasformarsi in qualcosa di parziale ed incompiuto, che potrebbe alimentare anche i peggiori pensieri e insinuare nelle persone il dubbio che si tratti soltanto di un paravento dietro il quale si consumerebbero, invece, i più sporchi giochi di potere. Chi è chiamato a ricoprire il più alto incarico istituzionale sa perfettamente di rappresentare l'unità nazionale (Art. 87) e quanta responsabilità ha di fronte alla nazione nell'assunzione di decisioni importanti per il Paese.

In questo contesto storico si inserisce l'attuale crisi del Governo e le conseguenti scelte per superare questa fase politica di estrema emergenza. Due sono le opzioni che il Presidente ha a disposizione. La prima è verificare se esiste un'altra maggioranza in Parlamento. Il requisito fondamentale, però, deve essere che essa sia coesa, garantisca un programma condiviso dai partiti che la compongono e, soprattutto, risolva i problemi e agisca nel nome degli interessi nazionali. La seconda è quella di sciogliere le Camere per indire nuove elezioni. La decisione che il Presidente della Repubblica Mattarella dovrà prendere non potrà non tenere conto del quadro politico attuale e delle insanabili lacerazioni che caratterizzano il Paese.

Prendiamo in esame la prima possibilità. Il Presidente affida, per ipotesi, di nuovo l'incarico di formare il Governo a Giuseppe Conte, ossia al Presidente del Consiglio che pochi giorni ha rassegnato le dimissioni dal suo ruolo. Una persona, inoltre, chiamata sulla base di un contratto di governo fra due partiti (M5S e Lega), ormai definitivamente saltato, proveniente dalla società civile e quindi privo di un partito alle spalle e di legittimazione elettorale alle ultime votazioni del 2018. L'incaricato di formare un governo - inviso a Lega, FdI e FI, cioè al 37% del Parlamento e alla maggioranza del corpo elettorale italiano in base agli orientamenti emersi nell'ultimo voto europeo - sta cercando di raccogliere il consenso da due partiti che da sempre sono acerrimi rivali. Come si può pretendere che, in pochi giorni, queste due realtà politiche, distanti ideologicamente e nei programmi, trovino una comune intesa? Tenuto conto che fino a poco tempo fa entrambe le forze confermavano pubblicamente che mai e poi mai avrebbero condiviso un'esperienza di governo. Si sa... la coerenza, soprattutto in politica, è una virtù sempre più rara, che in quest'epoca non va certamente per la maggiore.

Se poi si analizzassero in profondità le dinamiche politiche interne di due partiti in procinto di formare un nuovo governo, in entrambi i fronti emergerebbe un quadro generale altamente confuso.  Infatti, il PD è diretto da un segretario ufficiale "senza portafoglio", cioè Nicola Zingaretti, perché a comandare e dettare la linea politica all'interno dei gruppi parlamentari è l'ex segretario, sconfitto alle ultime primarie del partito, Matteo Renzi. Quello stesso Matteo Renzi che ha un'idea  totalmente diversa di partito rispetto a quella di chi ha indicato e sostenuto la nuova Segreteria e che non nasconde la possibilità di creare un altro partito a sua immagine e somiglianza, oltre ad aver sempre considerato il M5S politicamente inaffidabile ed incapace. Oggi, invece, magicamente, è il più strenuo sostenitore dell'accordo di Governo M5S-PD.

Divisioni esistono anche fra i grillini, che si stanno dilaniando tra fazioni: alcuni sostengono l'ipotesi di accordo con il PD, altri affermano che si tratterebbe di abbraccio mortale per il Movimento e che sarebbe meglio andare subito da soli alle elezioni, mentre altri ancora vorrebbero mantenere uno spiraglio di apertura verso la Lega almeno sul taglio dei parlamentari e su altre questioni urgenti, a riguardo delle quali Salvini ha già manifestato pubblicamente la propria disponibilità. Tutto ciò sta avvenendo, inoltre, sotto il giudizio e la supervisione di Beppe Grillo, Casaleggio e della Piattaforma Rousseau, chiamata più volte in causa dalla base più delusa: persone ed entità che, pur rispettabili, restano comunque privi di qualsiasi legittimazione istituzionale.

Tenendo conto che il M5S è il partito di maggioranza relativa nelle due Camere, è lecito chiedersi come, in un eventuale accordo con il PD, potrà far valere a suo vantaggio questa preziosa dote? Quali ministeri strategici gli saranno assegnati? Quali ruoli avranno gli uscenti ministri che hanno   governato nel precedente esecutivo con la Lega? Infine, come conciliare tutto ciò con la richiesta Dem, che vuole un esecutivo di svolta ed in netta discontinuità con quello precedente? Salvo, poi, incoerentemente, accettare di nuovo la presenza di Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio, proprio colui che avevano aspramente criticato pochi giorni fa in Parlamento, giudicandolo capo di un Governo giallo-verde responsabile di supposti disastri sociali ed economici.

In ultima analisi, i fatti sono evidenti a tutti, salvo vedere che da giorni gli attori protagonisti di questa vicenda, più che trovare una condivisione su temi e programmi, si stanno scontrando a suon di veti ed ultimatum. Platone ricordava che gli errori nascono da presupposti sbagliati. Allora, al Presidente Mattarella dovrebbe venire in mente il dubbio che, per il bene della nostra amata Italia,  "questo matrimonio non s'ha da fare", come recitava il grande Alessandro Manzoni.

In ogni caso, per il giudizio finale, vanno tenuti nel dovuto conto oltre ai fattori che abbiamo elencato, anche le prospettive future e i recenti riscontri elettorali a tutti i livelli (europeo, regionali e amministrativo), dove gli italiani si sono espressi indicando in maggioranza la loro preferenza ai partiti del centrodestra, Lega in primis.

è vero, siamo in una democrazia parlamentare ed il tentativo di provare un'altra maggioranza è costituzionalmente previsto. Tuttavia se si guarda in faccia la realtà e si analizzano saggiamente le situazioni in atto, è evidente che l'unica decisione veramente rispettosa della Costituzione sia quella che fa riferimento all'Articolo 1: la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dal testo stesso. Allora siano gli italiani a decidere liberamente chi dovrà comporre la maggioranza chiamata a formare un governo che risolva i loro problemi. Questo metterebbe tutti d'accordo perché saranno gli elettori ad essere protagonisti e non i giochi di palazzo. Altre soluzioni alimenterebbero veleni, sospetti e pericolose lacerazioni nel Paese. Il Presidente Mattarella, in base  all'Articolo 88, ne ha facoltà. Non fosse altro per affermare una volta per tutte un concetto irrinunciabile: malgrado la politica abbia fatto di tutto negli anni scorsi per allontanarsi dai bisogni e dagli affetti della gente e nonostante certe antipatiche irrisioni un po' snob di qualche sedicente intellettuale, noi italiani siamo maturi abbastanza per decidere i nostri rappresentanti parlamentari e, dunque, chi dovrà governarci. Nel rispetto delle regole democratiche e nella consapevolezza della nostra appartenenza all'Unione Europea, di cui siamo, giova ricordarlo, Paese fondatore. In amicizia  con gli alleati e tutte le altre nazioni del mondo, senza sudditanze. Perché - non dimentichiamolo mai - se l'Italia ha bisogno dell'Europa, anche l'Europa ha bisogno dell'Italia.

 

Ettore Bertolini - Agenzia Stampa Italia

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