(ASI) "In un'era dove il fresco dei climatizzatori è praticamente entrato a far parte del corredo genetico degli uomini fa specie sapere di luoghi ove l'utilizzo degli stessi risulta quasi del tutto sconosciuto.
 
Tra questi le carceri italiane in generale e quello di Sulmona in particolare. In valle Peligna come tutti avranno notato sembra di stare ai tropici  in questi giorni e più che al "fresco" di un istituto di pena la sensazione che si vive è quella di stare in un vero e proprio altoforno.
 
Non ha aiutato e tuttora non lo fa il cambiamento climatico e con esso soprattutto i materiali che caratterizzano l'impianto strutturale di quel luogo che non può più concepire il detto " l'hanno mandato al fresco". Oggi un carcere compreso quello di Sulmona è  praticamente un misto di cemento e ferro sormontato da guaina attira calore. Il tutto in un contesto ove la limitatissima libertà di movimento ne accentua il disagio e con tutto ciò che ne consegue in ordine a stress e malesseri vari.
 
Per quel che è stato possibile fare dobbiamo dire che la Direzione del penitenziario di piazzale vittime del Dovere l'ha fatto.
 
 Tuttavia ciò non è assolutamente sufficiente stante proprio l'impossibilità oggettiva di stemperare,con semplici climatizzatori e per di più allocati nei soli box riservati agli agenti, una struttura a massima conducibilità termica .
 
Nel reparto infermeria, ove allo stato equiparare gli ambienti di una fonderia non è un eufemismo farlo,  si sta vivendo il maggiore disagio.
Ciò rappresenta un autentico controsenso visto che è proprio in tale contesto, ove sono ricoverati appunto  detenuti con ldiverse patologie,  che manca del tutto una tutela in termini di salubrità legata al caldo.
 
Lo Stato deve fare qualcosa e presto. Rivedere i parametri adeguandoli alle attuali norme in materia di salubrità è un passo che non può più procrastinare.
Ne vale della salute  di chi in tali contesti è costretto svariati motivi a starci.
 
Al garante dei detenuti chiederemo di partecipare in simbiosi con noi all'opera di rilevamento e rivelamento delle cattive condizioni alle quali sono costretti a sottostare detenuti ed agenti di polizia penitenziaria".

 
Lo dichiara in una nota Il componente della segreteria confederale Uil CST Adriatica Gran Sasso  Mauro Nardella.

 

 

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