Catiuscia Marini(ASI) Immagino, questa mattina, i commenti negli uffici della Regione e dell’Ospedale, sulle dichiarazioni della presidente della Regione, Catiuscia Marini, di quanto è stato scoperto dai magistrati e dalla Guardia di Finanza sui concorsi truccati nell’Ospedale di Perugia.

Non tanto per quello che è stato scoperto dalle indagini, quelle erano cose che, purtroppo, sapevano e erano costretti ad adeguarsi un po’ tutti. Pensate che, da quanto si apprende dai giornali, i danneggiati dai concorsi truccati dopo essere stati interrogati dai magistrati andavano a riferire di quanto dichiarato al direttore generale Duca pensando che bisognava comunque tenersi buono il potere, anzi lo strapotere, di queste persone, senza il cui aiuto non si poteva ottenere nulla nella sanità umbra. L’Umbria ridotta a questo modo squallido di prostituzione. Lo stupore - dicevamo - riguarda il fatto che tutto sia avvenuto all’insaputa della presidente della Regione, senza che lei sapesse niente e sospettasse di nulla. La presidente dell’Umbria in un intervento fatto davanti ai giornalisti, in una specie di conferenza stampa senza domande è stata perentoria: ”Dichiaro l’assoluta estraneità ai fatti, ho appreso, grazie al puntuale lavoro degli inquirenti, una situazione sconcertante, se confermata, molto grave per la nostra regione.  Se le accuse fossero confermate mi sentirei tradita”. Tradita? Sì, proprio così, tradita.  A tradirla, si deve supporre, sono stati, come Giuda Iscariota, tutti coloro che seppure nominati da lei, naturalmente con “i requisiti necessari sul piano dell’esperienza e della preparazione”, venerdì scorso sono stati arrestati per avere truccato alcuni concorsi per le assunzioni nell’Azienda Ospedaliera di Perugia. Si tratta (come abbiamo già scritto, vedi anche La sanità umbra agli arresti, rossa di vergogna) del direttore generale Emilio Duca, il direttore sanitario Diamante Pacchiarini, il direttore amministrativo Maurizio Valorosi, oltre naturalmente all’assessore regionale alla sanità Luca Barberini e all’ormai ex segretario regionale del Pd Giampiero Bocci, già sottosegretario all’Interno nei governi Letta, Renzi e Gentiloni. Sono indagati a vario titolo anche altre 29 persone per abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento e falso”. Indagata è anche la stessa presidente Marini (abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio) che in tutti questi anni di “prolungata abituale attività illecita” dei suoi traditori, come descritta dal gip Valerio d’Andria nella sua lunga ordinanza, non si è accorta mai di nulla. Evidentemente quel “muro d’omertà” che hanno trovato gli inquirenti durante le indagini lo ha trovato anche lei, all’interno dei suoi uffici con i suoi più stretti collaboratori. Del tutto estranea ai fatti, dunque. Se lo ha affermato con tanta convinzione non c’è alcun dubbio che bisogna credere a quello che dice e che sicuramente spiegherà ai magistrati verso cui ha detto di avere la “massima fiducia”. Se dunque sotto l’aspetto giudiziario la Marini non ha alcuna responsabilità, qualche dubbio rimane invece sotto l’aspetto politico e amministrativo. Una presidente di Regione che non si accorge di tante attività illecite, peraltro “prolungate”, non è sicuramente il massimo che si possano augurare i cittadini. Sembrerebbe del tutto inadatta, sotto il profilo politico, s’intende, di amministrare non solo una Regione, anche un condominio. E invece è lì da nove anni. Qualche riflessione il Pd “nuovo” di Nicola Zingaretti dovrà pure farla e con una certa sollecitudine. Non basta commissariare il Pd umbro con Walter Verini, ci vuole qualcosa di più e di diverso.

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia

 

 

*Foto di repertorio

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