conte1(ASI) Roma - Il premier Giuseppe Conte ieri sera si è ritrovato a palazzo Chigi con il ministro dell'Economia Giovanni Tria nel tentativo di far entrare le costose richieste dei due vicepremier nei patti concordati con Bruxelles. L'ostacolo maggiore è rappresentato dai due vicepremier che a parole cercano l'intesa per evitare l'infrazione, ma poi disertano il vertice convocato da Conte.

 

Ma a palazzo Chigi il Presidente del Consiglio comincia a dare qualche segnale di insofferenza registrato ieri durante la riunione con i sindacati. Dopo l'incontro a Bruxelles del mese scorso con Juncker e il G20 in Argentina, era sicuro di riuscire a portare a casa l'intesa su una manovra che non sarebbe dovuta andare oltre il 2% di sforamento e raddrizzata dal lato degli investimenti. Una linea di «ragionevolezza» apprezzata da molti, compresi gli investitori, e che ha fatto scendere lo spread sotto 300. Un dialogo, quello di Conte con la Commissione, apprezzato soprattutto da Sergio Mattarella che domani riceverà al Quirinale Conte poche ore prima dell'incontro che avrà con Juncker insieme al ministro Tria. Segnali che il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ha sottolineato dicendo anche che il governo "è ad un passo nella buona direzione ma serve trovare impegni concreti, cifre, se vogliamo cambiare la nostra analisi" sulla manovra.

Il problema è che mentre Conte e Tria cercano di convincere i due vicepremier che la sfida con l'Europa rischia di provocare gravi danni al Paese e che l'Italia non è la Francia e tantomeno il Regno Unito, Di Maio non molla. Reduce dall'incontro con Beppe Grillo di domenica, il leader M5S non intende concedere altri tagli al Reddito con Salvini pronto ad attaccare di nuovo l'Europa sul deficit. Malgrado abbia accettato cospicui tagli a Quota 100, sotto al 2,2% non sembra voler concedere nulla.

 

Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

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