(ASI) "Non ci daremo per vinti, continueremo questa nostra battaglia perché Roma passa avere presto una via intitolata: «Giorgio Almirante (1914-1988) Patriota».

 

Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ribadisce e rilancia in un suo intervento pubblicato oggi sul quotidiano "Il Tempo" la posizione di Fratelli d'Italia sull'intitolazione di una via a Roma al leader missino Giorgio Almirante.

"La vicenda dell'intitolazione di una strada di Roma a Giorgio Almirante - sottolinea Meloni - sarebbe solo una delle tante pagine grottesche dell'amministrazione grillina della Capitale d'Italia se non riguardasse la memoria di un grande uomo politico e la piccolezza di chi oggi vorrebbe ergersi a suo giudice morale e storico senza averne alcun titolo".

«L'aula è sovrana» aveva commentato il sindaco Virginia Raggi, con una frase che suonava da citazione memorabile, per far intendere che la scelta non era sua, ma se così aveva deciso il Consiglio comunale, era giusto prenderne atto. Peccato - osserva Meloni - che nel giro di poche ore le parole del sindaco si siano tramutate da memorabile citazione volteriana a pagliacciata mal riuscita".

"Ancora più grave - scrive Meloni nel suo intervento - è l'ipocrisia verso un politico che per 50 anni ha partecipato pienamente alla vita democratica di questa nazione esprimendo, con il MSI, politici e rappresentanti istituzionali. Anche a Roma, nell'aula del Campidoglio, e anche in Parlamento, in anni in cui persone che l'antifascismo lo avevano praticato veramente, non si sono mai sognate di considerare Almirante un intruso, indegno del panorama politico italiano".

"Oggi, dopo che trent’anni fa al funerale di Almirante parteciparono, tra gli altri, i comunisti Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti, alcuni pensano di poter giudicare una vita così ricca d’amore per l’Italia utilizzando l’arma della censura e della malafede. Quelli che attaccano il ricordo di Almirante e noi, colpevoli di volerne omaggiare l’importanza, sono gli stessi che hanno dedicato vie e piazze al maresciallo Tito, uno sterminatore di italiani, a Lenin, padre della sanguinaria dittatura comunista, a Palmiro Togliatti, che appoggiò l’occupazione di Trieste da parte dei comunisti di Tito, perché «bisogna saper contestualizzare». È la stessa ipocrisia - fa notare Meloni -che fa di Giorgio Bocca, Dario Fo, Eugenio Scalfari grandi punti di riferimento della cultura radical chic nonostante la loro passata adesione al fascismo".

"Evidentemente - conclude Meloni - l'ostilità del Partito Democratico e l'ignoranza incapace del Movimento 5 Stelle non si sono abbattute su Giorgio Almirante per il suo passato fascista ma per la gravissima colpa di non essersi piegato al pensiero unico dominante, di non essere diventato anche lui un nemico di parole e valori come Patria, Onore, Famiglia e - ci riflettano i grillini - Onestà".

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