debenedetti copy(ASI) Roma - Nella giornata di ieri la Procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti in merito alla fuga di notizie riguardanti le intercettazioni tra Carlo De Benedetti e il suo broker Gianluca Bolengo, della società Intermonte Sim Spa che si occupa degli investimenti dell’ingegnere; il reato ipotizzato è la rivelazione del segreto d’ufficio.

In data 20 gennaio 2015, il Consiglio dei Ministri approvò un decreto che obbligava le Banche Popolari, entro 18 mesi, a trasformarsi in Spa.
Quattro giorni prima, in un’intercettazione telefonica, l’ingegnere Carlo De Benedetti parlando con il suo broker Gianluca Bolengo, affermò che questa riforma sopra citata sarebbe stata sicuramente approvata, notizia datagli dall’allora premier Matteo Renzi. Con questo decreto le Banche Popolari dovevano quotarsi in borsa per poter diventare poi Società per Azioni; i loro titoli si alzarono molto velocemente grazie al decreto d’urgenza (non fu utilizzato l’usuale disegno di legge), facendo guadagnare denaro a chi li aveva acquistati nei giorni precedenti. Questa azione si chiama ‘Insider Trading’ ed è punibile per legge. Bolengo acquistò per conto di De Benedetti i titoli di sei banche che rientreranno successivamente nella riforma.


Il Presidente della Consob Giuseppe Vegas aprì un’istruttoria per movimenti anomali sui titoli e plusvalenze nei giorni precedenti all’approvazione del decreto; in particolare De Benedetti guadagnò 600 mila euro a fronte di 5 milioni di euro investiti. Sia Renzi che De Benedetti confermano di aver avuto contatti ma non di essersi scambiati informazioni così segrete e vantaggiose e che quest’ultimo venne informato della riforma da un’agenzia stampa. I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta avviata da tre anni per insider trading, ma - in attesa che il giudice decida se accettare la richiesta dei Pm - si esprimerà la Commissione parlamentare banche. Il caso andrà probabilmente verso l’archiviazione.


Sulla questione sono intervenuti di recente alcuni esponenti dei principali gruppi parlamentari italiani.


Uno dei primi ad attaccare l’ex premier e l’ingegnere è Luigi di Maio, candidato alla presidenza del Movimento 5 Stelle: “L’intercettazione tra Carlo De Benedetti e il suo intermediario finanziario è il capolinea di Matteo Renzi e del PD. Siamo di fronte al collasso di un sistema di potere familistico e amorale, costruito su scambi di favori, informazioni privilegiate e speculazione finanziaria”.


È dello stesso pensiero anche Alessandro Di Battista, anch’egli esponente del partito dei grillini: “Renzi è in difficoltà ed è evidente che sull’ennesimo scandalo bancario che questa volta lo coinvolge personalmente, mente spudoratamente. Qui la verità è che un imprenditore privato del Pd, finanziatore del partito ed editore del giornale di propaganda politica sempre dello stesso partito, come De Benedetti, è stato informato personalmente da Matteo Renzi, sia nei termini, nei modi, nella forma che nella sostanza, dell’imminente approvazione del suo governo del decreto, con effetti immediati, salva Etruria e salva banche popolari”.

Matteo Renzi si difende così ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta: “Tutto quello che ho fatto sulle popolari è pubblico e nelle mani della procura della Repubblica di Roma dove sono stato sentito da testimone. Quello che abbiamo fatto è perfettamente lecito. Perfino su Repubblica il giorno prima si parlava di quel provvedimento”.
Parla anche un portavoce dell’ingegnere Carlo De Benedetti ricordando in una nota: “Non vi è stato alcun abuso di informazione privilegiata da parte sua” sul decreto per le Popolari. “L’approvazione della norma - si legge nel comunicato - era ampiamente nota, al punto che UBS aveva tenuto una conferenza stampa sul tema due settimane prima, presso la Borsa di Milano, consigliando di acquistare azioni delle banche Popolari. Del resto, anche la Procura di Roma, investita della vicenda, a giugno dello scorso anno ne ha chiesto l’archiviazione”.

Per il centro-destra interviene Silvio Berlusconi che dichiara: “Io penso che se fosse capitato a me sarei già in croce - parla così ai microfoni di Radio 105 - vediamo come andrà a dipanarsi ma quel conflitto di interessi attribuito a me e alle mie aziende fa sorridere mentre vedo che il signor De Benedetti, i cui giornali hanno fatto campagna contro di me, oggi è stato preso con le mani nella marmellata”.

“La famigerata ‘tessera numero uno del Pd’ De Benedetti al cellulare affermò che Renzi gli disse che il decreto sarebbe passato. Ogni giorno emergono inquietanti conferme sugli intrecci tra banche, Pd e amici degli amici. Fuori i nomi e i cognomi di chi ha guadagnato dai provvedimenti dei governi della sinistra». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia e candidato premier, Giorgia Meloni.

Il caso De Benedetti - Renzi è arrivato anche al Parlamento Europeo; l'eurodeputato Ignazio Corrao, coordinatore della campagna nazionale del Movimento 5 Stelle ha denunciato l'accaduto in Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni al Parlamento Europeo durante la discussione di un rapporto sull’indipendenza dei media.

 

Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

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