h 55577881 e1572021165639 1280x720(ASI) Belgrado - Esiste sempre un piano B, quando si ha un progetto. Ed in questo caso, la Serbia ha sempre pensato al doppio binario. Il primo, quello del negoziato d'ingresso nell'Unione Europea, al momento bloccato, e quello di gravitare nell'area eurasiatica.

Tre giorni fa, il primo ministro serbo Ana Brnabić ha sottoscritto un accordo commerciale con l'Unione Economica Eurasiatica (UEE), ottenendo il benestare dei primi ministri di Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Armenia.

Ora, le relazioni che Belgrado intrattiene con Mosca, con solide radici storiche e culturali, rappresenterebbero un problema aperto con l'altra Unione, quella Europea. Difatti, Belgrado, essendo candidata ad entrare nell'UE, non potrebbe, secondo Bruxelles, rafforzare la cooperazione con Mosca, cosa che invece sta già realizzando.

Le ambizioni russe sono quelle di realizzare, attraverso l'UEE, uno spazio post-sovietico fedele agli interessi russi. Una sorta di unione analoga all'UE (ma non contraria agli interessi dei singoli popoli), con l'ambizione di riunire 250 milioni di persone legate da rapporti politici, linguistici e culturali e, magari, da una moneta comune. Una reincarnazione dell'Unione Sovietica? Non proprio.

Alcuni russi hanno espresso contrarietà ad un eventuale futuro ingresso serbo nell'UEE. La geopolitica, tuttavia, segue il suo corso. Ed un giorno la Serbia dovrà scegliere se Bruxelles, Mosca o un altro attore.

 

Valentino Quintana - Agenzia Stampa Italia

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