136203128 14919941867091n(ASI) La costruzione della Nuova Area di Xiongan «entrerà molto presto in una nuova fase». È quanto emerso mercoledì scorso dalle parole di Chen Gang, vicegovernatore della Provincia dello Hebei, nonché direttore della Commissione Gestionale per la realizzazione dell'area, posizionata a circa 100 km a sud-est di Pechino. Lanciata dal governo nell'aprile 2017, Xiongan rappresenta una nuova importantissima sfida per la leadership cinese, dopo le tante zone economiche speciali e le aree-pilota realizzate a partire dal 1980: da Shenzhen a Xiamen, da Shanghai a Chongqing e così via.

Xiongan ingloberà tre contee della Provincia dello Hebei, cioè Rongcheng, Xiong e Anxin, andando a comporre un vasto agglomerato di attività e servizi per alleggerire Pechino da quelli ritenuti non politicamente strategici. Stando al Piano Generale per Xiongan 2018-2035, pubblicato ad aprile dell'anno scorso ed approvato all'inizio di quest'anno, più estesamente, la nuova area andrà a svolgere un ruolo di hub di sviluppo ad alta qualità per il Triangolo Pechino-Tianjin-Hebei (Jingjinji), una regione metropolitana da circa 115 milioni di abitanti, capace di generare circa il 10% del PIL nazionale, analogamente a quanto avviene nel Sud del Paese con la Regione del Delta del Fiume di Perle (corrispondente grossomodo alla Bay Area Estesa Guangdong-Hong Kong-Macao), e ad Est con la Regione del Delta del Fiume Azzurro, trainata da Shanghai.

I dieci capitoli di cui si compone il Piano Generale si riferiscono alle aree di intervento per l'urbanizzazione di quest'area: requisiti generali, sviluppo scientifico e organizzazione ragionevole, creazione di un territorio urbano per la nuova era, costruzione di un ambiente e un ecosistema di qualità, sviluppo di alta fascia e industrie di alta tecnologia, fornitura di servizi pubblici di alto livello condivisi, realizzazione di una rete di trasporto veloce ed altamente efficiente, costruzione di una nuova città green e smart, adozione di moderni sistemi di sicurezza urbana e garanzia di un'attuazione precisa ed efficace del piano.

L'area di Xiongan è bagnata dalle acque del Lago Baiyangdian, che ospita una fauna composta da una cinquantina di varietà di pesci e diverse specie di oche selvatiche, anatre e uccelli, ed una flora formata da diverse specie di fiori di loto, canne ed altre piante lacustri. Sarà proprio questo bacino, colpito da problemi dovuti all'inquinamento e allo sversamento, il punto di partenza locale di una sfida ecologica che il presidente cinese Xi Jinping ha ormai da tempo deciso di affrontare per restituire al Paese un ecosistema salubre fatto di «aria pulita», «fiumi azzurri» e «montagne rigogliose».

Viene da sé, dunque, che l'intervento sull'area di Xiongan, sebbene radicale, sta seguendo e dovrà continuare a seguirà logiche di costruzione a basso impatto ambientale, incarnando un modello di sviluppo sostenibile non solo nella capacità di decongestionare Pechino e Tianjin da servizi, attività e traffico, ma anche nella sua stessa struttura urbana e logistica. Stando agli obiettivi generali, entro il 2035, Xiongan dovrebbe così diventare «una moderna città verde, intelligente e vivibile, in un quadro di forte competitività e di armoniosa interazione uomo-ambiente».

Il riferimento alla coesistenza fra una forte dinamicità economica e la qualità della vita - due fattori apparentemente antitetici da un punto di vista occidentale - rispecchia in un breve passaggio la più generale visione socio-economica della classe dirigente del Paese asiatico, che nel corso degli ultimi quarant'anni ha sviluppato un sistema dove lo stato e il mercato sono chiamati a svolgere, in proporzioni e ad intensità variabili in base al contesto storico, compiti parimenti fondamentali per la stabilità e la crescita. La sfida che la Cina sta affrontando sembra essere, su un piano più propriamente teoretico, la ricerca della risposta - o, meglio, delle risposte - ad una domanda epocale: è possibile far progredire le nostre società senza che l'uomo infierisca sulla natura, danneggiandola irreparabilmente?

«Xiongan diventerà parte integrante dell'agglomerato urbano Pechino-Tianjin-Hebei, assumendo le funzioni non fondamentali di Pechino e fornendo una soluzione cinese al "collasso delle metropoli"», ha spiegato a Xinhua il Professor Yang Baojun, presidente dell'Accademia Cinese di Pianificazione e Design Urbano, che ha lavorato alla stesura del piano generale. «Nell'area sarà promosso uno stile di vita ecocompatibile, ad esempio attraverso gli spostamenti a piedi o in bicicletta, così come l'utilizzo del trasporto pubblico, mentre l'uso dell'auto sarà posto sotto controllo», ha aggiunto Yang.

Le due Municipalità di Pechino e Tianjin stanno ovviamente sostenendo parte dei lavori di realizzazione della Nuova Area di Xiongan. Secondo le cifre ufficiali, Pechino si è impegnata a costruire, a partire da quest'anno, tre scuole ed un ospedale, oltre al segmento ferroviario interurbano che connetterà la capitale con la stessa Xiongan. Tianjin, invece, fornirà il proprio supporto nella costruzione e nello sviluppo dell'area coordinando i lavori nell'ambito industriale, ecologico e dei servizi pubblici, oltre a promuovere una serie di misure per la condivisione dei talenti e delle tecnologie.

Non finisce qui. Perché l'impegno cinese su Xiongan non si limita ai confini nazionali ma potrebbe presto assumere un valore di portata globale, non solo rispetto alla cooperazione con l'Unione Europea ma anche nel quadro diplomatico, sempre complesso e sfaccettato, delle relazioni con gli Stati Uniti. Donald Trump - com'è noto - è entrato pesantemente in contrasto con Pechino, in particolare sul tema dell'hi-tech e del commercio, amplificando un trend di crescente conflittualità invero già sorto sotto l'amministrazione Obama. Eppure, l'annunciata riapertura dei negoziati potrebbe cambiare le cose e rasserenare il clima tra le due grandi potenze mondiali.

Secondo Jill Baker, membro aggiunto presso l'Asia Business Council e corrispondente di Forbes.com, una ritrovata collaborazione fra i due attori potrebbe e dovrebbe estendersi anche alla risoluzione dei problemi ambientali che affliggono il pianeta. In un suo editoriale per il South China Morning Post del 29 novembre scorso, Baker ha fatto riferimento alle condizioni critiche affrontate periodicamente sia dal Triangolo Pechino-Tianjin-Hebei che dalla Bay Area di San Francisco, dove sorge un altro grande punto di riferimento per l'innovazione a livello mondiale, ossia la celebre Silicon Valley. Xiongan può diventare un banco di prova per cominciare a dare risposte condivise alle future generazioni del pianeta? Staremo a vedere. Nel frattempo, la Cina è già al lavoro.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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