Colombia copy(ASI) Il Centro democratico (Cd), la formazione politica dell'ex presidente Alvaro Uribe, ha vinto le elezioni legislative in Colombia ottenendo la maggioranza relativa dei seggi al Senato e messo a segno un importante secondo posto alla Camera. Da segnalare il buon risultato ottenuto anche dall'Unità nazionale, il partito nato sulle ceneri delle Farc. Il voto ha anche indicato i due candidati alle presidenziali che si terranno a maggio: il candidato del centrodestra sarà Ivan Duque, giovane avvocato indicato da Uribe mentre la sinistra punterà sull'ex guerrigliero ed ex sindaco di Bogotà Gustavo Petro.


Il Centro democratico al Senato ha ottenuto 20 rapprsentanti. Per amministrare il paese il Cd potrà contare sull'appoggio del Cambio radicale, movimento di centrodestra che è arrivato secondo come numero di rappresentanti, 15.
Alla Camera la maggioranza rimane ai liberali, nonostante la caduta dai 39 ai 35 seggi attuali, tallonato dal Cd che ne ha 32.
I colombiani si sono recati alle urne per eleggere i membri delle due camere che compongono il parlamento: 102 senatori, sui 108 totali, e 166 deputati, su 172. Nella camera alta, cento seggi sono assegnati su base nazionale e due nelle circoscrizioni speciali "indigene", create apposta per dare una rappresentanza ai cosiddetti popoli originari della Colombia. Altri cinque membri sono garantiti al partito della Farc, in omaggio a una delle disposizioni contenute nell'accordo di pace siglato con il governo a fine 2016. L'ultimo scranno spetta al candidato arrivato secondo alle presidenziali che si tengono il 27 maggio.
Alla Camera dei deputati siedono 161 membri in rappresentanza delle 32 regioni in cui si divide il paese, e della città metropolitana. Altri due deputati sono eletti in rappresentanza delle comunità "afrodiscendenti", uno per la comunità "raizal" (i popoli che abitano l'arcipelago di San Andres, Providencia e Santa Catalina), uno per il collegio internazionale e cinque per la Farc. Il 27 maggio si terrà invece il primo turno delle elezioni presidenziali. Per essere eletto, il nuovo capo di stato deve ricevere il 50 per cento più uno dei voti validi: in caso contrario si andrà al ballottaggio il 17 giugno. Il vincitore rimarrà in carica dal 7 agosto del 2018 al 7 agosto del 2022, e - secondo quanto ha stabilito la Corte costituzionale nel 2015 - non potrà essere rieletto per un secondo mandato.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

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