(ASI) L’ultimo bilancio parla di almeno 346 tra morti e 878 feriti in due settimane. Proseguono senza sosta i raid aerei di Mosca e di Damasco nella regione della Ghouta orientale e le ostilità tra la Turchia e i curdi ad Afrin.

L’Onu ha definito la situazione “al di là di ogni immaginazione”. Il consiglio di sicurezza è stato convocato d’urgenza dalla Russia, oggi al Palazzo di Vetro di New York, per votare una risoluzione proposta dalla Casa Bianca inerente al cessate il fuoco di almeno un mese per consentire l’evacuazione dei feriti e dei malati, ma la strada sembra essere in salita. Il ministro degli esteri di Mosca, Sergej Lavrov citato dall’agenzia di stampa Interfax, ha detto che il documento suggerito da Washington non punta ad aiutare i civili, ma “a spostare l’attenzione dal processo di soluzione politica della crisi a Ginevra verso l’accusa nei confronti del governo siriano di tutti i torti e passare così al piano B, ovvero abbattere il regime di Damasco” che beneficia dell’appoggio russo. Il responsabile della diplomazia di Vladimir Putin ha rincarato inoltre la dose, accusando esplicitamente i paesi della Nato di nutrire l’estremismo in quella zona, spianando la strada alle iniziative di nuove violenze. L’Arabia Saudita ha chiesto la fine di queste ultime, mentre l’Iran ha espresso la propria preoccupazione per una possibile escalation regionale. C’è il rischio anche che possa assumere proporzioni mondiali soprattutto dopo la conferma, da parte di Mosca, dell’uccisione in Siria, in un bombardamento del pentagono, di cinque cittadini russi.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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