maduro(ASI) Riprenderanno la prossima settimana, per la rpecisione giovedì 11 gennaio, a Santo Domingo, gli incontridi dialogo politico per consolidare la pace in Venezuela, Lo riferisce l'emittente Telesur.

Come di consueto a guidare a la delegazione di Caracas ci sarà Jorge Rodriguez, che ha speigato che finalità dei prossimi incontri sarà quella di stabilire i meccanismi necessari affinché il paese superi la condizione di crisi in cui versa.
"Per la prima volta, l'opposizione riconosce che è seduta ad un tavolo di dialogo con il governo del presidente Nicolas Maduro. Ciò implica un livello di rispetto e riconoscimento per il nostro governo, per la nostra rivoluzione che non c'era in passato", ha detto Rodriguez.

Il tavolo, fortemente voluto dai vertici della Repubblica Dominicana ha fra i punti fondamentali di risolvere la questione delle sanzioni economiche e finanziarie nei confronti del Venezuela, le garanzie elettorali e politiche del popolo venezuelano, e il riconoscimento dell'Assemblea nazionale costituente (ANC), organo voluto da Nicolas Maduro per ricomporre la crisi e mai riconosciuto ufficialmente dall'opposizione.

Secondo Luisa Ortega Diaz, ex procuratore generale del Venezuela ed oggi oppositrice del governo Maduro, questi incontri sono però solo un pretesto del presidente per consolidare il suo potere. "E' un dialogo senza sbocchi e chi vi partecipa rischia di avallare la commissione di un reato", ha dichiarato Ortega, affermando che Maduro sta solo "guadagnando tempo". Ortega ha menzionato al proposito una conversazione avuta con Maduro durante la quale questi assicurava che non avrebbe "lasciato il potere a nessuno". In queste condizioni, sostiene l'ex procuratrice, "cosa si può negoziare? La sua permanenza al potere? Il riconoscimento dell'Assemblea nazionale costituente (Anc)?".
Chiamato al voto in ottobre, il Venezuela vive da mesi una grave crisi politica, divampata lo scorso   aprile, quando le opposizioni hanno iniziato ad organizzare una serie di manifestazioni per protestare contro la politica economica del governo e contro due sentenze con cui la Corte suprema (Tsj) privava il parlamento - controllato dalle forze antigovernative - dei suoi poteri. Gli scontri che ne sono seguiti hanno portato a circa 150 morti e oltre un migliaio di feriti.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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