(ASI) “Hanno già conquistato Roma! Due volte!”. Un imminente pericolo, rispetto alla realizzazione degli immaginosi proclami dell'ISIL di conquistare nientemeno che Roma, sarebbe attualizzato, secondo Cristiano M.A., tramite il falso ricordo dei sacchi della città compiuto nelle due incursioni di pirati saraceni degli anni 830 e 846. Incursioni che, unicamente nel

secondo caso, costarono la spoliazione della Basilica di San Pietro in quanto allora situata fuori dalle mura cittadine e pertanto poco difesa dalle milizie asserragliate invece nell'Urbe vera e propria e impegnate nel respingimento del nemico. Roma non è mai stata conquistata dunque in quegli anni dai saraceni. Ci hanno provato i saraceni, sono sbarcati, hanno assediato Civitavecchia, hanno raggiunto la città eterna, ma, come Annibale, l'hanno soltanto vista da fuori, non sono entrati, hanno deviato e dopo l'iniziale slancio, rifugiati a Gaeta, son stati ributtati a mare, a seguito di lunghe trattative per l'ottenimento di un salvacondotto riconosciuto a suon di preghiere ai cristiani e la promessa di non ritornarci mai più...

Ma potevano averla conquistata Roma, e magari pure sette secoli dopo, in un'epoca più vicina alla nostra e non una bensì quattro volte! Quanto successo oltre mille anni fa continuerebbe a non costituire un precedente storico cogente alla vicenda contemporanea in oggetto: è come se volendo fare propaganda anti-germanica richiamassimo gli esempi del sacco di Roma di Alarico o della Wehrmacht per affermare che i tedeschi sono malvagi! Non crederebbe direttore di trovarsi di fronte ad un comparativismo storico alquanto strampalato se non offensivo per l'intelligenza del pubblico?!

Il libro di Cristiano M.A. è letteralmente infarcito di ricostruzioni storiche al limite del mito: riporta la conquista islamica della penisola iberica, senza specificare che furono le fazioni visigote a chiedere l'ingresso di truppe mercenarie islamiche per dirimere le proprie faide interne e soltanto quando i piccoli regni iberici si logorarono per le continue dispute fratricide, i saraceni presero il sopravvento su un'inesistente compattezza politica, religiosa, europea-nazionalista, storica e tradizionale. La suggestione generata da un goffo parallelismo con l'epoca odierna, all'occhio di un pubblico non pratico della storia di quegli anni, offre, ancora una volta, la sensazione distorta di un pericolo imminente dato da un nemico alle porte sempre pronto ad invaderci...

Cito per caso un libro letto ultimamente, di Erich Fromm, “Avere o Essere?”, in particolare un paragrafo del capitolo “Il mondo occidentale è cristiano?” in relazione ai caratteri della società dell'epoca antica:

“[...]un'analisi più attenta comprova che la conversione dell'Europa al Cristianesimo è stata in larga misura fittizia; e che si potrebbe tutt'al più parlare di una limitata conversione al cristianesimo tra il XII e XVI secolo, mentre per i secoli precedenti e successivi la conversione è stata, nella stragrande maggioranza dei casi, soltanto a un'ideologia, oltre che una sottomissione, più o meno effettiva, alla Chiesa; essa non ha comportato un mutamento interiore, cioè della struttura caratteriale, eccezion fatta per un certo numero di movimenti genuinamente cristiani.”

Provo a replicare all'oratore circa gli esempi invece dei sacchi di Gerusalemme(vedi Runciman - “Storia delle crociate”) e di Costantinopoli(Villharduin - “Il sacco di Costantinopoli”), quando i cristiani cattolici come lui, lasciarono le città letteralmente in un bagno di sangue senza fare differenza tra musulmani o cristiani ortodossi.

Ebbene direttore, mi sento esortare a cambiare... da una tendenza verso l'auto-colpevolezza!

Oltre che pseudo-storico il nostro Cristiano si scopre dotato di fini nozioni psicanalitiche!

Nel suo libro si legge che sia Papa Giovanni Paolo II che Obama abbiano fatto simili osservazioni: “Ignoranti”!! Esclama furibondo Cristiano M.A.: “Così facendo non fanno che giustificare i terroristi per timore di turbare la loro sensibilità!”.

...ribattevo invece sulla capacità di infliggere colpi crudeli da parte dei cristiani, non solo ai musulmani, ma anche a cristiani di altre Chiese. Ma se qualcuno si auto-colpevolizza, e non è certo questo il caso, Cristiano M. A. colpevolizza e condanna qualcuno reo unicamente di avere la fede religiosa precedente alla propria! Quale cristiano, insomma, Cristiano M.A. pare proprio essersi calato nella parte dello zelante paladino della chiesa. Sembra di leggere una parodia de “Il nome della rosa”, non solo, con Cristiano M. A. sembra di essere piombati dentro al romanzo stesso, periodo storico compreso: una volta si gridava all'eretico per opportunismo, oggi al terrorista!

“Lavaggio del cervello”, “terrorismo” e “sottomissione” questo è il pericolo trino per cui dovremmo sentirci afflitti dall'islam. Nemmeno una parola invece per il “Dio quattrino”(sic!).

Alla fine della conferenza il relatore ha chiesto al pubblico se c'erano domande da fare così ho rivolto la mia:

Qual'è, secondo lei, il fine dell'eventuale timore instillato nel pubblico occidentale da parte dell'ISIL mediante gli eclatanti atti terroristici cui assistiamo quotidianamente ad esso ricondotti?

. La sottomissione mediante l'effetto della paura.

. Quindi l'ISIL compie un atto terroristico, io m'intimorisco, dunque mi sottometto?

...

Sono d'accordo con Cristiano M.A. relativamente al fatto che questa possa essere l'unica risposta plausibile. Irrazionale, come dovrebbe apparire l'islamico all'occhio di un pubblico che Cristiano M.A. considera evidentemente ebete, ma giustificatrice di una strategia, pure stramba, quanto temeraria, però la migliore addossabile ad un soggetto dotato di libero arbitrio. Ma una risposta del genere non è condivisibile se imputabile ad un soggetto che si scopre, come si sta rivelando un poco alla volta, un burattino mascherato esecutore meccanico di tutto quanto gli venga ordinato di fare.

È così singolare la maniera selettiva con cui vengono messe insieme le notizie nel libro di Cristiano M.A. da evidenziare uno strumentale intento dell'autore. Per esempio di Al-Baghdadi, il tanto decantato califfo dell'ISIS, di cui non si sa nemmeno se ad oggi sia vivo o morto, vien detto essere un fervente religioso e titolato del Corano, in un paragrafo di qualche riga, ma viene evitato opportunamente di indicare tutti quanti gli altri dettagli relativi alla sua persona desumibili dalla stessa fonte da cui l'unica informazione riportata viene ripresa. Non una parola sulla prigionia di Bucca, il centro detentivo americano in cui venivano “allevati” terroristi di Al Queda, fin da quando erano internati, secondo la Croce Rossa internazionale, senza alcuna motivazione specifica... Al Baghdadi era tra i detenuti civili. Dopo sarebbe avvenuto il salto di qualità...

Secondo Edward Snowden, consulente NSA, il nome proprio di Al-Baghdadi sarebbe Shimon Eliott, sarebbe stato addestrato alla guerra psicologica nelle basi americane e israeliane in un programma congiunto di USA, Gran Bretagna e Israele, conosciuto come “Operazione Beehive”, o “nido di vespe”, e sarebbe finalizzato al reclutamento di soldati da attirare in Siria e alla formazione di cellule terroristiche sparse per il mondo mediante indottrinamento religioso...

Per un bizzarro gioco di parole riflettevo sul termine sottomissione adoperato dallo zelante e su come questa si manifesterebbe in conseguenza di efferati atti terroristici, come quelli di Parigi, ricordando, analogamente, la traduzione letterale dall'arabo del termine “Islam”, così come lo stesso Cristiano M.A. ripete diverse volte nel suo libro.

Intendeva dire forse questo? A seguito degli atti diventeremmo tutti islamici, un poco alla volta, e ci metteremmo a fare la preghiera cinque volte al giorno e il Ramadan, con i suoi macchinosi e lunghi digiuni? Noi italiani?! Certo, con le lucide esortazioni dei Governi che suggeriscono di continuare ad andare a teatro, al cinema, al ristorante a strenua difesa della nostra “cultura” questo pericolo sembrerebbe proprio lontano... o altrimenti come potrebbe intendersi questa eventuale sottomissione? Militarmente? Filosoficamente? Politicamente? Sotto quale forma si presenterebbe insomma questa sottomissione? Qualcuno lo saprebbe spiegare?

Cristiano M.A. nel suo libro parla degli italiani come se fossimo un popolo di gente rammollita che s'impaurisce, ci trova fragili, anzi, a voler più precisamente riportare le sue parole, sembrerebbe che l'estremo relativismo ci abbia portato alla deriva per lo smisurato liberalismo concessionario riconosciuto agli islamici, tanto da aver paura di opporci a qualsiasi mancato riconoscimento possa offendere la dignità del “diverso”.

Ma il pericolo non era l'Islam in casa “nostra”? ...la “radice del male”? Sono due quindi, le radici del male: l'Islam e il relativismo... Uno dei due però dovrebbe stare a monte dell'altro: dunque se il relativismo permette la presenza dell'Islam è inevitabile la responsabilità del relativismo prima che dell'Islam. Tra le righe appare quindi evidente il malcelato messaggio che il rimedio non possa trovarsi che all'opposto del relativismo, ossia nell'assolutismo, e magari totalitario alla maniera dei due “baffetti” Stalin e Hitler...

Direttore, non le sembra che Cristiano M.A. possa essere la persona meno indicata per parlare di simili argomenti ad un pubblico dal momento che i suoi contenuti non potrebbero nemmeno annoverarsi, io credo, tra quelle che si definiscono opinioni? Essendo inoltre persona troppo sentimentalmente interessata ai fatti per la fresca conversione al cattolicesimo non ritiene che possa avere più sassolini nella scarpa da levarsi nei confronti della sua precedente fede piuttosto che altro? Siamo sicuri poi che tale conversione sia sincera?

Quest'ultima domanda la propongo perché nella sua opera Cristiano M.A. fa un gran parlare di “dissimulazione”, una pratica islamica, comune tra l'altro al giudaismo, che, dice, permetterebbe al fedele di mimetizzarsi come più ritiene opportuno per meglio colpire il nemico. Ma chi ci garantisce che Cristiano M.A. sia estraneo a tale strategia, dal momento che bellamente già definisce gli italiani e gli occidentali in generale, quindi il pubblico lettore, quale gente incline alla paura e sostanzialmente decadente? Certo, prestando fede a tale libello...

Non sarà che la nostra Cassandra, tanto sofferente per il nemico alle porte, non sia essa stessa il “cavallo di troia” per chi non distinguerà la propaganda dall'informazione?

Massimiliano D'Amico

D'Amico scrive di Magdi Allam

 

Perché non condivido le tesi di Cristiano Magdi Allam: http://www.agenziastampaitalia.it/lettere-in-redazione/27970-perche-non-condivido-le-tesi-di-cristiano-magdi-allam

 

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