Economia

(ASI) Secondo l'Istituto nazionale di statistica nel mese di gennaio, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,2% nei confronti di gennaio 2011 (era +3,3% a dicembre 2011). Il dato definitivo conferma la stima provvisoria.

(ASI) Secondo quanto riportato nell'ultima indagine Istat a dicembre il fatturato dell'industria, al netto della stagionalità, registra un aumento del 3,4% rispetto a novembre (+3,1% sul mercato interno e +4,0% su quello estero). Nella media degli ultimi tre mesi (ottobre-dicembre), l'indice diminuisce dell'1,2% rispetto ai tre mesi precedenti (luglio-settembre).

(ASI) L'Istituto nazionale di statistica rende noto in un comunicato che secondo le stime preliminari, nel quarto trimestre 2011 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,7% sul trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al quarto trimestre del 2010.

(ASI) Secondo l'Istituto nazionale di statistica  a dicembre si registra un aumento congiunturale delle esportazioni pari al 4,2%, superiore per i mercati extra Ue (+5,6%) rispetto a quelli Ue (+3%). Le importazioni calano dello 0,8%, per effetto della riduzione degli acquisti dai paesi extra Ue (-3,2%).

(ASI)  L'Istituto nazionale di statistica rende noto in un comunicato che nel mese di gennaio, secondo le stime preliminari, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,2% nei confronti di gennaio 2011 (era +3,3% a dicembre 2011).

(ASI) Secondo l'ultima indagine dell'Istat nel 2009, il Pil pro capite si attesta a 30.408 euro nel Nord-ovest; seguono il Nord-est, con 29.965 euro e il Centro con 27.914 euro. A un livello nettamente più basso si colloca il Pil pro capite nel Mezzogiorno, con un valore di 17.417 euro, il 44% in meno di quello del Nord-ovest.

(ASI) Secondo l'Istituto nazionale di statistica a dicembre 2011 gli occupati sono 22.903 mila, un livello sostanzialmente invariato rispetto a novembre, in presenza di un calo della componente maschile e di una crescita di quella femminile. Nel confronto con l'anno precedente l'occupazione diminuisce dello 0,1% (-23 mila unità).

(ASI) L'Istituto nazionale di statistica rende noto in un comunicato che a novembre l'occupazione nelle grandi imprese (al netto della stagionalità) al lordo dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (Cig) è diminuita dello 0,1% rispetto a ottobre. Al netto dei dipendenti in Cig si registra un calo dello 0,4%.

(ASI) Secondo quanto pubblicato dall'Istituto nazionale di statistica, tra il 2005 e il 2010 si riducono i flussi occupazionali nelle grandi imprese: il tasso di turnover annuo (definito come somma dei tassi annui di entrata e uscita) passa da 270,0 movimenti per mille dipendenti nel 2005 a 236,2 nel 2010.

(ASI) L’agenzia di rating Fitch ha declassato nelle ultime ore l’Italia da “A+” ad “A-“, due livelli in meno. Oltre l’Italia sempre Fitch ha provveduto a declassare altri sei paesi dell’UE. Gli altri paesi che hanno visto declassato il loro rating sono: il Belgio che da “AA+” passa ad “AA”: la Slovenia da “AA-“ ad “A”; l’Irlanda rimane stabile a “BBB+”; Cipro da “BBB” ad “BBB-“.

(ASI) Il consumismo, su cui si fonda il liberalcapitalismo, per riuscire a vendere vincendo la concorrenza deve aumentare la produttività e lo può fare solamente con il progresso tecnologico e con la compressione dei salari, ma in questo modo crea disoccupazione e fa diminuire la disponibilità di denaro da spendere e quindi diminuisce anche la platea dei potenziali consumatori ai quali ha diminuito il potere d’acquisto e così si ritrova con beni prodotti ed invenduti e quindi con l’ulteriore necessità di abbassare i prezzi innescando una spirale senza fine che lo porterà al collasso del sistema.

(ASI) La crisi c'è e si fa sentire sempre più. A dimostrarlo sono gli ultimi dati dell'Istituto nazionale di statistica che, oggi, segnano un nuovo record per la differenza tra le retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d'inflazione (+3,3%).

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