dario 3 Ph Massimo Agus(ASI) Lucca . Per la mini rassegna Last but not Least, SPAM! presenta la summa del teatro della coppia Marconcini/Daddi: il Macbeth shakespeariano riletto dall’estro creativo di Andrea Taddei.
Pochi artisti italiani possono vantare la molteplicità di esperienze artistiche, umane e teatrali di Dario Marconcini e Giovanna Daddi. E in tempi in cui la multidisciplinarietà rischia di diventare una moda per ottenere i fondi del Fus, riscoprirne il valore quale mezzo espressivo pregnante è un piacere, sia per il critico che per lo spettatore.


Nello spazio insieme protetto e accogliente di SPAM!, ecco quindi gli interpreti di molti film della coppia Leone d’Oro alla Carriera nel 2006, Straub/Huillet, rileggere una tra le tragedie più nere di Shakespeare, attraverso una molteplicità di linguaggi scenici, dal teatro d’ombre a quello di figura, dalla gestualità dei cantori del Maggio fiorentino ai movimenti dello sciamanesimo africano. E ancora, quella dizione fatta di pause espressive, perché respiri di vita; e di accenti che intonano ogni sillaba per ricreare una sinfonia che, al di là del significato complessivo, rivendica l’importanza della singola nota e che rimette al centro del palcoscenico l’insegnamento registico di Jean-Marie Straub. Ma anche un uso sapiente degli oggetti di scena, che provengono da diverse tradizioni teatrali e culturali (dato che molti sono pezzi autentici, come le lampade Ashanti) e che si caricano di significati anche metaforici nella più pura tradizione shakespeariana.
Il testo di Andrea Taddei, così asciutto e folgorante, acuto nell’approfondimento psicologico dei personaggi e, insieme, perturbante nel ridare vigore al côté magico dell’originale shakespeariano (il più difficile da rendere coerentemente nel mondo razionalista e laico attuale), è in grado di mischiare con intelligenza una forte denuncia del potere, che travalica tempi e confini, con rimandi fiabeschi a quell’universo ancora intriso di superstizione e stregoneria nel quale s’immergeva con sapienza il Bardo.
Il risultato di questo incontro felice è una summa dei mezzi teatrali, vissuti e praticati per mezzo secolo da Marconcini e Daddi, che non appesantiscono mai, bensì caricano di segni conseguenti ogni parola, accento o espressione, in un continuo rimando tra gesto, azione e dettato che dà ancora più forza a quella tragedia shakespeariana che, così riplasmata, sembra ormai un prototesto perfettamente tradotto per i contemporanei e per la scena.
Un gioiello multisfaccettato e un grande momento di teatro, che si spera di poter rivedere sui palcoscenici italiani ancora a lungo.

Simona M. Frigerio – Agenzia Stampa Italia

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