CucinaFuturo(ASI) La cucina ha riconquistato il ruolo da protagonista assoluto all’interno sia nelle case che nei programmi televisivi. E’ luogo di convivialità, ma anche di relax dove poter spendere il proprio tempo dietro i fornelli, dedicandosi sempre di più a nuove sfide culinarie.


Siamo nell’epoca del food di Masterchef e dei cuochi super star dove cucinare e’ diventata un’azione tanto necessaria quanto spettacolare. Proporre il cibo è ormai diventato un rito da sostenere con una gamma di elettrodomestici sempre più tecnologici.
Si mangia con i sensi ma i sensi possono ingannare ed essere ingannati.
Cosa ci riserva il futuro? la concezione che abbiamo del cibo è destinata a cambiare radicalmente.
L’azienda Kokiri Lab specializzata in realtà virtuale, sta testando un nuovo progetto chiamato Project Nourished. In fase di sviluppo questo progetto riunisce un team di designer, ingegneri e chef allo scopo di realizzare un’esperienza culinaria virtuale. Nato da un’idea di Jinsoo An, il progetto è stato ispirato da una scena del film Hook Capitano Uncino, in cui Peter Pan con il potere della sua immaginazione trasforma piatti e pentole inizialmente vuoti in un sontuoso banchetto da leccarsi i baffi. Lo scopo del progetto è di aiutare le persone con problemi di alimentazione, intolleranze, malattie o semplicemente mangiare senza preoccuparsi delle calorie di un cibo.

Project Nourished ricorre ai quattro sensi di base: vista, tatto, gusto e olfatto, una vera e propria esperienza sensoriale dove vengono utilizzate una serie di tecnologie con lo scopo di ricreare ogni aspetto di un pasto.
Si inizia dalla stampante 3D con cui si stampano i cibi di gelatina (o meglio di polimeri idrocolloidi e gomme, come pectina, agar, gomma arabica) che ricreino la forma abbozzata del cibo che vogliamo virtualmente mangiare. Una volta creata la materia prima, servirà però un set di posate per creare l’illusione.
Per ingannare la vista e l’udito, dovremo indossare gli Oculus Rift, un dispositivo a forma di cuffia per la realtà virtuale, che permetterà di ricreare anche per mezzo di suoni, l’ambiente in cui degustare ciò che
avremo davanti. Vengono utilizzati sensori di rilevamento e di movimento, diffusori aromatici che rendono possibile la diffusione dell’odore e ad una speciale forchetta con un sensore per il cibo.
Questo significa che sarà possibile mangiare dove vuoi, sia nel bel mezzo di un deserto o in piedi per la strada di una città caotica.
Attualmente i piatti in fase di sperimentazione sono il sushi, bistecche, lasagne e torta in quanto hanno una geometria semplice e una grande superficie sul piatto, questo significa che sono più facile da individuare con i sensori. Alimenti che posseggono forme irregolari sono più difficile da imitare in quanto hanno molti pezzi da sfaldare.
Project Nourished può essere considerato una idea promettente, d’altra parte si tende a rovinare il piacere di stare intono alla tavola e mangiare il pasto tanto desiderato.
La cucina del futuro è destinata ad un cambiamento radicale, invenzioni che miglioreranno notevolmente la vita di ogni giorno.

Si chiama Foodini e funziona come una stampante 3D e anziché metterla in studio o in ufficio troverà spazio sul ripiano delle nostre cucine all’avanguardia. Questa stampante non usa polimetri di plastica come quella precedente del Project Nourished bensì ingredienti che noi preferiamo mangiamo: dal cioccolato, all’impasto per biscotti o per pizza. L’avveniristica stampante 3D è in grado di produrre veri e propri alimenti commestibili, basta riempire le apposite capsule di acciaio con gli ingredienti preparati a parte necessari per vederla stampare il pasto desiderato, assemblandolo strato dopo strato. Le ricette vengono selezionate e impostare sul display dell’apparecchio. Per fare dei ravioli, Foodini dispone uno strato di impasto, quindi la farcitura e poi ancora uno strato di impasto, dopodiché vengono stampati uno a uno con la forma che si desidera. Foodini permette in questo modo di preparare rapidamente cibi con ingredienti freschi, evitando prodotti industriali pieni di conservanti.
La macchina ha però dei limiti, non è in grado di cuocere i cibi, ma è in grado di produrre cibo in qualsiasi forma, sarà poi compito dell’utente cuocerlo. L’obbiettivo? Permettere a tutti, anche a chi non sa cucinare di preparare rapidamente piatti elaborati a base di ingredienti sani e reali.

La forchetta ci dirà se il cibo è sano oppure no. Grazie all’invenzione del colosso dell’informatica cinese Baidu, queste bacchette intelligenti tramite dei led sono in grado al solo tocco con l’alimento o liquido in
questione di fornire tutti i dati nutritivi da sapere, ma soprattutto ci informerà su quello che stiamo per mangiare.
L’utente o consumatore potrà così sapere tutte le informazioni utili sull’alimento che sta per mangiare: calorie, quantità di zuccheri, l’eventuale tossicità, la sua provenienza e dove è stato prodotto. Tutto ciò interagendo con i dati personali, può dirci se rientra o meno, nella quantità e nella qualità, nella nostra dieta o rispetta le nostre caratteristiche strutturali ed esigenze nutrizionali.
Tutelarci dalle frodi alimentari è possibile con questa “bacchetta magica” utile per difenderci dalla tossicità ma anche per capire quanto l’alimento in questione sia veramente di aiuto nella nostra personale nutrizione.
Nel futuro sarà possibile cucinare in telepresenza? lo studente svedese Dawid Dawod ha inventato Global Chef, grazie all’uso della tecnologia olografica permette alle persone di cucinare insieme anche se separate da grandi distanze. Lo scopo è quello di poter condividere una esperienza sociale del cucinare tra più persone, nessuno sarà più costretto a preparare il cibo da solo, ma potrà farlo sempre in compagnia, oppure partecipare a delle lezioni virtuali di cucina.
Global Chef è anche in grado di riprodurre gli odori della cucina, inoltre attraverso un algoritmo riesce a trovare i candidati migliori in base alla lista degli ingredienti disponibili, posizionati in una ciotola intelligente in grado di riconoscerli.
In cucina è destinato a nascere anche lo chef virtuale, progettato dall’International Business Machines Corporation, azienda americana tra le maggiori al mondo nel settore informatico per assisterci in cucina.

Chef Watson è il nome del software, non un semplice database di ricette ma bensì un’intelligenza artificiale in grado di creare qualcosa di nuovo.
Watson ha una potenza di elaborazione complessiva pari a quella di 6.000 personal computer, la prima manifestazione delle sue potenzialità è avvenuta nel 2011 durante Jeopardy, il più popolare show quiz americani, sconfiggendo due supercampioni umani.
Questo chef virtuale si basa sul cosiddetto Cognitive Computing applicato ai fornelli, rappresenta la nuova frontiera dei computer e della robotica ma applicato al cibo, il Cognitive Cooking.
Non più solo calcolo ma anche capacità di comprendere e fornire delle scelte mirate e ragionate.
In due anni e mezzo, un team di ingegneri della IBM ha messo insieme nel suo cervello, un immenso database: informazioni sugli alimenti, dagli usi agli abbinamenti senza trascurare gli aspetti molecolari, tecniche di cottura, ricette, accostamenti che piacciono o meno.
Watson tratta le informazioni con un approccio simile a quello degli esseri umani, in grado di comprendere il linguaggio naturale e di formulare delle ipotesi sulla base dei fatti, imparando da quello che vede e da quello che fa. Acquisisce capacità attraverso gli insegnamenti ricevuti dagli utenti, imparando da interazioni precedenti e dall’inserimento di nuove informazioni.
Il suo scopo è quello di aiutarci ad essere creativi in cucina, ma spetta a noi fornire gli ingredienti chiave che vogliamo cucinare, la portata che desideriamo preparare e il tipo di cucina che ci piacerebbe provare. Inseriti questi dati, Chef Watson elaborerà centinaia di nuove idee, ricette uniche, particolari e personalizzate.
Per realizzare la sua prima ricetta, Watson ha studiato insieme al capo chef James Briscione dell’Insitute of Culinary Education di Manhattan, memorizzando oltre 20.000 ricette e innumerevoli dati e dettagli sulla chimica degli alimenti, passando dal gusto, ai sapori e agli odori preferiti dalla popolazione mondiale.
Ovviamente tutti i campi della conoscenza possono essere insegnati a Watson ma, comprensibilmente, alcuni sono più commercialmente interessanti di altri.
Tra le prime applicazioni di Watson, il campo medico la fa da padrone, con qualche tentativo anche in campo finanziario e nel mondo dei giocattoli; oltre ad essere chef è anche un medico ed un broker, perche’ grazie ai progetti con Citigroup e Wellpoint sta cercando di affinare le sue conoscenze finanziarie.
Al momento sta collaborando con la Cleveland Clinic in Ohio non solo per aiutare dottori e studenti ad analizzare ed affrontare casi medici ma anche per diventare sempre più sapiente in campo medico. Allo stesso modo, con il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York sta sviluppando un’applicazione che aiuti a trovare il miglior trattamento per i pazienti affetti da cancro al polmone, seno o prostata. E con la Glaxo, società britannica operante nel settore farmaceutico, sta studiando l’impiego di nuove sostanze nei farmaci contro la malaria.

Da intelligenze artificiali passiamo ai robot da cucina, ma non i classici come il tritatutto, la planetaria o l’impastatrice, bensì un robot in cucina che presto sara’ addirittura in grado di sostituire l’uomo in carne ed ossa.
Per ogni ricetta, sono stati registrati tutti i passaggi e i movimenti necessari da far compiere alle mani del robot chef. Il design della prima cucina al mondo automatizzata è stato affidato allo Shadow Robot Company che conta 20 motori, 24 articolazioni e la bellezza di 128 sensori.
Con questa rivoluzione si vuole riprodurre con precisione i movimenti di due braccia umane, basta scegliere il menù desiderato dal display touchscreen della cucina oppure dall’apple scaricabile dallo smartphone. I pannelli di vetro di protezione si chiudono, le braccia robotiche escono allo scoperto e iniziano a preparare il piatto richiesto, tagliando, versando, mescolando con fluidità e maestria proprio come uno chef pluristellato. Il robot impara gesti e procedure registrando le azioni umane dal motion capture, per poi convertirle in movimenti precisi.
Il prototipo è stato addestrato dallo chef Tim Andreson, grazie al quale sono state inserite 48 ricette che il robot riesce a cucinare. Secondo quanto annunciato dalla Moley Robotics. Il robot sarà pronto per il commercio solo nel 2007 ad un costo di circa 10 mila sterline, ma il lavoro da fare è ancora molto lungo; programmatori e chef sono al lavoro per ampliare la quantità di ricette disponibili nella memoria, che saranno oltre 2000.

Francesco Rosati – Agenzia Stampa Italia

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