(ASI)  Quello della gravidanza è uno dei momenti più felici per una coppia, anche se non mancano le paure, in primis quelle legate a malformazioni o non perfette condizioni di salute del nascituro.

Accanto alle malformazioni genetiche, ravvisabili o tramite ecografia o amniocentesi, ci sono malattie che possono essere diagnostiche con le semplici analisi cui si sottopone la madre durante i nove mesi, due in particolare sono quelle che più spesso vengono svolte: quella per la toxoplasmosi, o malattia dei gatti, e quella per il Cmv, citomegalovirus, anche se quest’ultima da alcuni anni non è più obbligatoria su direttiva dei ginecologi statunitensi, che hanno deciso di implementare una diversa strategia di prevenzione del danno fetale.

Tali analisi però sono fondamentali perché queste infezioni se contratte, pur non minando in nessun modo, o quasi, la salute della donna possono avere gravi conseguenze per il feto; in particolare l’infezione congenita da Cmv, sintomatica nel 10-12% dei neonati infetti, può causare vari disturbi tra cui la sindrome neurologica, microcefalia, calcificazioni periventricolari, displasie cerebrali, meningoencefalite, idrocefalo, atrofia cerebellare, convulsioni, grave ipotonia o ipertonia, sordità neurosensoriale. Ad essa  può conseguire mutismo. Altre manifestazioni rilevanti possono essere: retinite, polmonite, epatite, gastrite con reflusso gastro-esofageo, enterite emorragica, vasculiti, ritardo di crescita intrauterina con conseguenti difetti di sviluppo psico-somatico e di funzioni organiche. Secondo gli studi condotti da chi si occupa di questo virus può essere responsabile anche di prematurità, abortività e sterilità. Non a caso alcuni ginecologici consigliano alle loro pazienti che hanno la sfortuna di contrarre questo virus di interrompere la gravidanza.

Se la toxo può essere bloccata seguendo una apposita terapia di antibiotici, ben più grave risulta l’infezione da Cmv, cui da pochi anni è però in funzione un apposito trattamento tramite particolari infusioni di immunoglobuline, ovvero sangue trattato ricco di anticorpi per lo specifico virus contro cui vengono impiegati.

Tale possibilità però non è ancora riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e quindi non è suscettibile di pubblico accesso e rimborsabilità in nessuno dei paesi più sviluppati. Una terapia ancora in fase sperimentale che prevede da 2 a 4 trattamenti, in base al caso specifico, e che ha un costo difficilmente sostenibile per le famiglie, a Roma ad esempio ci sono centri in cui si possono arrivare a spendere oltre 4mila euro per una singola seduta.

Attualmente l’unico centro in Europa che offre questo trattamento in modo gratuito è l’ospedale di Pescara, sotto la supervisione del professor Parruti e lo staff del reparto di Malattie infettive e ginecologia, dove il protocollo diagnostico-terapeutico per questa terapia ha avuto inizio nel 2009 e per i primi due anni è stato finanziato dalla Regione Abruzzo. Successivamente il progetto ha ottenuto il finanziamento della Ausl di Pescara ed i fondi sono gestiti, mediante apposita convenzione, alla Fondazione Onlus Camillo per l’innovazione e la Ricerca in Medicina. Questa ha provveduto al reclutamento delle risorse di personale ed all’acquisizione delle strumentazione aggiuntive necessarie.

Pur trattandosi ancora, come accennato sopra, di una terapia sperimentale i dati in possesso dei ricercatori dimostrano che l’impiego delle immunoglobuline appare più che efficace nell’indurre un adeguato stato di protezione immune nella gestante con infezione primaria da Cmv. Nonostante i risultati ottenuti e sebbene da due anni siano stati avviati alcuni protocolli nazionali e regionali, l’accesso a tale procedura terapeutica è garantito solo ad una piccola parte delle donne che ne fanno richiesta, la valutazione ovviamente viene fatta in base alla gravità dell’infezione contratta e dalla stato di avanzamento della gravidanza. Ovvio che ora con i nuovi tagli previsti dalla discutibile legge di stabilità del governo Renzi i fondi diminuiranno ancora di più e le donne che avranno accesso a questo protocollo saranno ancora meno.

Fabrizio Di Ernesto - Redazione Agenzia Stampa Italia