La ong perugina impegnata in progetti di cooperazione sia in Umbria che all’estero.

Ruolo delle ong coinvolgere i Paesi emergenti a essere protagonisti del loro futuro

tamat(ASI)  Perugia  – Nel 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, anche la ong perugina Tamat ha voluto celebrare la ricorrenza con un convegno organizzato nel capoluogo umbro dedicato alla cooperazione internazionale e agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile: lotta alla povertà, eliminazione della fame e contrasto al cambiamento climatico, solo per citarne alcuni. Traguardi questi che, evidentemente, sono strettamente legati all’affermazione dei diritti umani nel mondo e che Tamat si è impegnata a fare entrare nella consapevolezza di chi vive e lavora in Umbria.

L’incontro si è aperto con i saluti di Marco Vinicio Guasticchi, vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, e ha visto gli interventi di Gianni Bottalico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione delle ong italiane, Luca Merotta, ricercatore della Fondazione Iniziative e studi sulla multietnicità (Ismu), Anna Ascani della Direzione regionale Programmazione-Servizio Affari internazionali ed europei, Piero Sunzini, direttore di Tamat, e Luciano Giannelli del Centro Internazionale per la pace fra i popoli.

“L’obiettivo dell’Agenda 2030 – ha spiegato Bottalico – è quello di cambiare il modello di sviluppo di questo pianeta; è una sfida sociale, culturale ed economica. Purtroppo, la situazione in Italia non è assolutamente sul crinale dello sviluppo sostenibile, basti pensare alla crescente povertà, ai temi occupazionali, sociali e climatici. Ci sono, invece, buone risposte da parte del mondo imprenditoriale: le imprese stanno capendo che il futuro del mercato è anche un futuro di sostenibilità e perciò vi si stanno adeguando”. “Il ruolo delle ong nell’ambito dell’Agenda 2030 – ha sottolineato Stilli – è quello di coinvolgere i Paesi emergenti, contribuire a renderli protagonisti del loro futuro e dell’affermazione dei diritti umani. Noi lavoriamo con le comunità e i territori, in Italia e nei Paesi terzi, per costruire insieme un partenariato che sia socialmente sostenibile”. E un esempio concreto del ruolo delle ong lo ha fornito la stessa Tamat ricordando tutte le attività messe in campo quest’anno nell’ambito della cooperazione, in particolare con il progetto UmbriaMiCo, il Festival del mondo in comune, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo: da convegni e seminari di approfondimento in varie città umbre, alla realizzazione di orti urbani, da spettacoli ed eventi musicali fino a laboratori per bambini. Tamat ha, inoltre, continuato a portare avanti i suoi progetti all’estero tra i quali AwartMali volto a sensibilizzare i giovani del Mali sui rischi della migrazione verso l’Europa e proporre soluzioni alternative per il loro futuro. “Tamat – ha commentato Guasticchi – è una di quelle ong che operano sul terreno e che non si limitano a traghettare rifugiati. Tamat lavora e si impegna per creare prospettive di vita alle persone che scappano da miseria e guerra. Noi come istituzioni dovremmo iniziare a fare una cernita tra associazioni che fanno un lavoro proiettato al futuro e chi invece adempie solo ad alcuni minimi passaggi, che non si possono sicuramente considerare azioni di integrazione, ma sono utili a lavarsi le mani e molte volte a fare profitti”.

L’incontro è servito anche a fornire alcuni dati sul tema della migrazione elaborati dalla Fondazione Ismu. “Contrariamente alla percezione – ha mostrato Merotta –, più del 50 per cento della migrazione africana resta in Africa. Altro dato da segnalare è quello sul ruolo che hanno le diaspore nello sviluppo dei paesi d’origine. Si parla di quasi 38 miliardi di dollari trasferiti dalle diaspore in tutto il mondo verso i paesi africani tramite rimesse, a fronte di circa 25 miliardi di dollari che i Paesi Ocse hanno loro trasferito nello stesso periodo di tempo”.

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