costagrande copy(ASI) Noventa Vicentina, qualche anno fa, autunno. C’è un piccolo campo di calcio lungo strade assolate di periferia. La verde erba ha smesso di crescere per far posto alla sola terra bruna.

Un gruppo di bambini, dopo aver parcheggiato le loro biciclette, si diverte a calciare un pallone - il loro amico più fidato - durante una partita pomeridiana. Quattro contro quattro, vincerà la squadra che per prima realizzerà cinque gol. La partita scorre via fino a quando, in lontananza, si ode il fischio di un treno in arrivo. Tutti si fermano ad ammirare quel mezzo così veloce, soprattutto Filippo - uno dei giovanotti in campo - che fa della velocità il suo punto di forza. Ama correre lungo le fasce laterali di quel campetto arido che, per loro, ha gloria pari a quella di San Siro. Filippo, o Pippo, come lo chiamano i suoi amici, è imprendibile, e spetta a lui realizzare il quinto gol, quello che vale la vittoria della sua squadra. Il portiere rilancia e Pippo, dopo aver stoppato il pallone, corre via. Gli altri amici - avversari in campo - tentano invano di fermarlo. Quando Pippo arriva davanti al portiere, lo trafigge calciando nell’angolino basso alla sua sinistra. Gol di Costa, ripete felice tra sé.

Bari, due giorni fa, autunno. Dopo un periodo con più ombre che luci, il Bari ha cambiato allenatore. È arrivato Vincenzo Vivarini, dicono sia anche profeta. In dote ha portato un pizzico di serenità. Pippo Costa, il bambino diventato uomo, sembra aver ritrovato lo smalto dei tempi migliori. Il Bari lo ha prelevato - via Napoli - dalla Spal. Nella città che fu degli Estensi, elegante e raffinata come poche, terra natìa di Savonarola - frate contrario ad ogni lusso -  Costa è riuscito a conquistare il lusso della serie A. Una storica promozione impreziosita da una prestigiosa salvezza nel campionato successivo. Le spalle non sono più quelle esili di quando giocava in periferia. Sono larghe al punto tale da poter indossare la maglia del Bari. Fregiarsi del titolo di Galletto non è privilegio per tutti, ma patrimonio per pochi eletti. Contro la Cavese, squadra giunta a Bari senza issare barricate, vuole convincere  tutti di far parte di questi ultimi. Ha da farsi perdonare un inizio di campionato non certo esaltante, e prestazioni al di sotto delle aspettative.

Il Bari è in vantaggio di due reti, ma non smette di attaccare. Marfella - il portiere che sostituisce l’infortunato Frattali - vede Pippo Costa libero da marcature, e lo serve con un rilancio puntuale e preciso. Il controllo è da manuale, al resto ci pensa la velocità, da sempre, preziosa e fedele compagna di vita. Gli avversari tentano invano di fermarlo. Quando arriva davanti al portiere, lo trafigge calciando nell’angolino basso alla sua sinistra. Gol di Costa, ma ad scandire il suo nome è il pubblico festante presente al San Nicola.

Si chiama Filippo Costa, Pippo per gli amici. Sin da bambino volava lungo le fasce laterali e lisciava la barba al vento. In tanti hanno provato ad arrestarne la corsa. Molti hanno rinunciato prima ancora di cominciare, mentre qualcun altro si è arreso strada facendo. Lui continua a correre, a pennellare assist e, perché no, a siglare qualche pregevole gol. Come da bambino, in quel campo di periferia, o contro la Cavese, nella gloria del San Nicola, pari a quella di San Siro. Corri Pippo, non fermarti sul più bello. Bari vuole continuare a gioire.

Raffaele Garinella - Agenzia Stampa Italia

 

 

* Nota: foto tratta dal profilo Instagram di Filippo Costa
 
 
 

 

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