mario sironi lucca copy(ASI) Un’Italia turrita, accerchiata e minacciata dai coltelli rappresentativi delle menzogne (ad esempio del giornale socialista Avanti!). Con questa significativa immagine viene introdotta sul volantino illustrativo la mostra di Mario Sironi (visitabile dal 10 Marzo al 3 Giugno) allestita al primo e al secondo piano del Lu. C. C. A. (Lucca Center of Contemporary Art).

I temi espressamente trattati da Sironi sono sei:

1) L’importanza di Fiume italiana, definita la luna calante per i francesi,

2) L’odio antifrancese (vedasi sopra),

3) L’astio nei confronti della perfida Albione, raffigurata come un Amleto moderno che declama “To have or not to have?” (dunque “avere” anziché “essere” al contrario del famoso monologo shakespeariano) mentre tiene sotto scacco il mondo con le corde del business, ma anche nei confronti dello Zio Sam che dice “Me li avete dati, non dovete toccarli” in relazione ai prestiti di guerra,

4) L’anticomunismo a livello di politica estera: Lenin convalescente (nel 1923) avrebbe presto ripreso le sue attività (di distruttore), all’Internazionale mancava semplicemente la specificazione “dell’odio” per averne una descrizione accuratissima e il Partito Comunista Italiano avrebbe voluto copiare quello sovietico, ma risolvendo i problemi d’Italia in un mare di sangue come era stato fatto in Russia, tant’è vero che la testa del popolo di quest’ultima, nella vignetta, sta conficcata sulla punta della falce -come se fosse una baionetta o una picca,

5) L’anticomunismo a livello di politica interna: l’ideale, nello specifico gli Arditi del Popolo, era spacciato come qualsiasi droga (la cocaina, ad esempio), la falce ed il martello sono disegnati su due cavalli scheletrici; PCI, PSI e PSU sono come degli asini che ironicamente danno il carattere rivoluzionario alla Festa del Lavoro, la Medusa è antifascista e ha sulla testa i serpenti contrassegnati dai nomi dei giornali italiani “non allineati” al regime, lo scudo crociato nasconde dietro di sé liberali, socialisti e democratici; l’Italia è una cuoca che “ha capito che è sempre la stessa minestra, allora è meglio lasciarli bollire ammodo” (con “li” intende liberali e antifascisti in genere). Infine campeggia la vignetta in cui, all’ombra di Schopenhauer, Bacone, Platone, Spinoza e Pitagora, sta un testo con su scritto “Filosofo scemo antifascista”, raffigurato poi con fattezze di asino, divorato progressivamente dai topi.

6) L’esaltazione dell’italianità e del nuovo ideale politico del Bel Paese: il 16 Novembre 1922 (giorno del discorso del bivacco) c’è il nuovo governo alla Camera e, per metonimia, è raffigurato un fascio in Parlamento; ritorna il tema di Fiume (d’Italia) e lo Stivale si deve posizionare contro gli “stranieri oppositori” (Repubblica Francese e Regno Unito) i quali devono, come recita l’inno nazionale, “andar fuori d’Italia”; si celebra l’istituzione del prestito del Littorio, il Fascismo e l’interventismo sono rappresentati come un albero in fiore mentre opposizione e neutralismo come uno decadente e scheletrico.

La vignetta che però è stata scelta dagli organizzatori per realizzare il poster promozionale sulla facciata del Lu. C. C. A. è quella in cui un soldato “strappa l’apoliticità” (perché non vuole rinunciare alla “festa” dei suoi fratelli, vale a dire il biennale della Marcia su Roma”.

Sironi ha espresso la propria vena pungente e mai banale cin china, biacca, pastello, tempera, matita ma anche con la tecnica del collage e questo è visibile in un’illustrazione raffigurante un veliero con la scritta “Il Popolo d’Italia”, la “trincea dell’italianità”, ritagliata dal giornale mussoliniano e incollata sulle vele.

Come dice il curatore della mostra, in molti casi Sironi si ispira a Goya; inoltre nella stragrande maggioranza dei casi la vignetta propriamente detta è accompagnata da un commento assai pungente scritto generalmente in nero.

G.R.

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