jpker(ASI) Smile. La celebre canzone apre l’attesissimo film Joker di Todd Phillips della Universal. E’ un Joker diverso quello che emerge da questa inedita storia che fuoriesce dal mondo dei fumetti. La vicenda si ambienta tra gli anni ’70 e gli anni ’80 come ben si evince dalla fotografia, dai costumi e dalle luci. Arthur Fleck è un clown che si esibisce per strada che arrotonda per fare pubblicità a negozi di strada.

Pochi dollari guadagnati più per far sorridere gli altri. Un ultimo, quasi un invisibile che vorrebbe portare il sorriso tra la gente. Purtroppo chi è attorno a lui non vuole sorridere, ma solo sopraffarlo, umiliarlo portarlo all’esasperazione. Un clown che non sa far ridere, un uomo che non ce la fa più e una delirante via verso la follia. Questi ingredienti daranno vita al più famoso serial killer del mondo dei fumetti. L’alter ego di Batman che ha sempre espresso un sorriso folle in contrapposizione all’oscuro senso di giustizia del supereroe, questa volta si prende la scena come unico protagonista, mostrando la sua umanità iniziale, la sua fragilità e la sua discesa verso il male. Il Joker interpretato da Joaquin Phoenix è diverso dalle precedenti interpretazioni. Non è istrionico, esibizionista e narcisita come quello di Jack Nicholson, non è un folle senza passato, ossessionato dal caos come quello di Heath Ledger e nemmeno uno psicotico romantico alla Jared Leto. E’ diverso, ma parte tutto da un uomo sconfitto che si “riscatterà” abbandonando Arthur per diventare Joker, sconvolgendo la sua personalità e la sua esistenza. Anche il Batman di Tim Burton aveva mostrato la trasformazione del super cattivo, che però partiva dalla base malvagia del gangster Jack Nepier che aspirava a diventare il boss di Gotham, che degenera dopo la caduta nel vascone di acido. Arthur, a differenza di Jack, cerca un’identità, l’amore, ma scelte sbagliate e un probabilmente disturbo psichiatrico che peggiora e si esterna con una risata sempre più inquietante lo condurranno a un imprevisto e folle destino. Notevole l’interpretazione di Phoenix che ha ammesso la difficoltà di interpretare un personaggio così complesso e in continua evoluzione, tanto da portarlo vicino alla pazzia. Un lavoro di immedesimazione duro e introspettivo, lo stesso che segnò Heath Ledger, l’unico che finora è riuscito a vincere l’Oscar con il Joker. Il film per la sua cura, per i suoi contenuti e la qualità sono in odore da Oscar e non è un caso che per la prima volta un film tratto da un fumetto abbia esordito a Venezia. Un Leone d’oro , dunque, che ride di gioia per il capolavoro Joker.

Daniele Corvi -  Agenzia Stampa Italia

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