(ASI) Come diciamo da tempo e come conferma anche il Corriere, le nostre citta’, in particolare quelle del Nord – Milano, Brescia, Ravenna, Torino, Padova, compresi territori come la  Valcamonica – sono luoghi di reclutamento di giovani (anche italiani convertiti all’Islam) destinati a combattere in Siria o in Iraq e pronti a immolarsi per la  Jihad.

Lo rivelano i rapporti della nostra Intelligence che lanciano l’allarme infiltrazioni per la concreta possibilita’ che tra i migranti, i quali stanno sbarcando a frotte in Italia, siano presenti potenziali terroristi islamici. Di fronte a questo pericolo non possiamo girare la testa dall’altra parte o nasconderci dietro un buonismo di comodo che rimanda a politiche per l’integrazione spesso inattuate o comunque inefficaci perche’ basate su presupposti ideologici. Credo che a questo punto occorra rivedere tutta la nostra politica sull’accoglienza, introdurre controlli severi, soprattutto mettere al centro la sicurezza. Non c’e’ solo Mare Nostrum, operazione che lascia allibiti sia per il disinteresse dell’Europa sia per l’immagine di remissivita’ e arrendevolezza offerta dal nostro Paese. Ci sono anche le nostre citta’, prese d’assalto da un esercito di disperati provenienti dal Medioriente e dall’Africa. Basti pensare a Milano, a quello che avviene quotidianamente alla Stazione Centrale o a Porta Venezia invase dai siriani e dagli eritrei, abbandonate al degrado e divenute invivibili. Non possiamo lasciare sole le nostre citta’ e soprattutto i piccoli centri, non possiamo lasciare soli i milanesi, i bresciani e tutti gli italiani che si trovano a fare i conti con un’immigrazione fuori controllo. Servono politiche nazionali serie e strategie di intelligence, servono piu’ forze dell’ordine (invece il Governo taglia loro le risorse), servono anche i militari (purtroppo a Milano, dove erano presenti, il Sindaco Pisapia non li ha piu’ voluti). Cresce il bisogno di sicurezza: non piu’ solo la sicurezza tradizionale, ma una sicurezza nuova, piu’ ad ampio raggio, che garantisca contro il rischio terrorismo e che tuteli i nostri Comuni dal pericolo di diventare terra di conquista dei fanatici dell’Islam. Si potrebbe partire da una emergenza: i sermoni in arabo nelle moschee. Finche’ non ci sara’ l’obbligo di pronunciare i discorsi in italiano non avremo la certezza che invece delle preghiere si incitino i fedeli alla guerra santa e si arruolino reclute dell’Isis. Il Governo metta in agenda questo tema che finora non ha affrontato. Non c’e', ripeto, solo Mare Nostrum, c’e’ la sicurezza del nostro territorio, c’e’ la necessita’ di impedire che le nostre citta’ si trasformino in fabbriche di estremisti. Non vorrei che – conclude – come spesso accade, ci svegliassimo quando sara’ troppo tardi.


Redazione Agenzia Stampa Italia